Sulla vicenda della privatizzazione dell’Ilva, o meglio, sul bando per le dichiarazioni di interesse per eventuali compratori, da presentarsi entro un mese, per il trasferimento della proprietà dell’impianto industriale siderurgico di Taranto, intervengono, con un comunicato congiunto, il Comitato Regionale della Puglia e Comitato Federale di Taranto del Partito Comunista d’Italia.
Nel testo si sottolineano gli interventi promessi e mai realizzati e soprattutto la mancanza di un piano che possa conciliare la bonifica, la salute dei cittadini ed il rilancio aziendale.
“Il decreto di Renzi & C. del 4 gennaio scorso [QUI L’ARTICOLO], che autorizza “l’esecuzione del programma di cessione dei complessi aziendali” e “l’avvio delle procedure per il trasferimento delle aziende che fanno capo alle società del gruppo Ilva ora in amministrazione straordinaria” è la stessa stridula musica che ascoltano da ben 4 anni con 4 governi e 9 decreti legge, i cittadini di Taranto ed i lavoratori dell’ILVA sempre respinti al punto di partenza.
Ad oggi non c’è l’ombra delle decantate bonifiche, degli investimenti per adeguare gli impianti, degli impegni rispetto alla salute dei cittadini e del rilancio dell’azienda;
I soldi dei Riva non si sono mossi da dov’erano;
Non c’è alcun accertamento di responsabilità in merito al disastro ambientale causato dagli spregiudicati proprietari del siderurgico e loro complici sodali;
E’ assolutamente incerto sia il tempo del risarcimento dei danni inferti ai lavoratori e ai cittadini tarantini, che quello dell’avvio della bonifica del territorio che quello della riconversione tecnologica e strutturale dello stabilimento per rilanciarne produzione ed occupazione.
E da ultimo, con un colpo di genio, la Governante Federica Guidi è comandata di accelerare le procedure per la vendita, che più verosimilmente somiglia ad un affitto degli impianti poiché in sostanza alla Cassa Depositi e Prestiti si fa rilevare il 40% del gruppo, mentre i privati si offre di prendere in affitto la parte “sana” dell’impianto.
Appunto! ancora una volta il Governo socializza le perdite e massimizza i profitti per gli imprenditori: Alitalia insegna.
Senza che nulla sia stato fatto per un serio piano industriale di rilancio del settore siderurgico, si è platealmente tralasciato ogni intervento di bonifica del territorio e della fabbrica, ed ogni iniziativa per garantire maggiore sicurezza sui luoghi di lavoro.
Allo stato dei fatti ci pare chiaro come “la vendita/affitto” avverrebbe senza alcuna garanzia per i lavoratori attualmente occupati e con la possibilità che gli acquirenti possano incamerare le quote di mercato e portare altrove le produzioni chiudendo definitivamente gli impianti tarantini.
La chiusura dell’ILVA, come da tempo affermano autorevoli fonti anche finanziarie ed internazionali, produrrebbe effetti sociali e di crollo economico devastanti per Taranto e non solo, per la Puglia e l’intero Paese.
Noi Comunisti Italiani abbiamo da tempo e per tempo denunciato questo spregiudicato tentativo di consunzione della questione ILVA/Taranto sin dalla lettura dei primi decreti. Abbiamo sempre puntualmente letto nei provvedimenti messi in campo dai governi in questi 4 anni, il tentativo di diluizione del problema stesso nel tempo, essendo evidente la non volontà- se non proprio l’incapacità – a voler definire una seria programmazione di sviluppo del settore, resa evidente dall’aleatoria consistenza degli investimenti e delle risorse sempre promesse, compreso quell’agire propagandistico con cui il Governo Renzi ha prefigurato una finta nazionalizzazione utile a lui per calmare le acque e prendere tempo nei confronti dei cittadini tarantini.
Ora però è arrivato il momento di agire: il gioco è infatti a carte scoperte.
Il Partito Comunista d’Italia propose la nazionalizzazione dell’Ilva già 4 anni fa, quando la crisi giudiziaria e ambientale era appena esplosa, partendo da un presupposto sostenuto dallo stesso governo dell’epoca e ribadito da quelli successivi, cioè che: “ l’impianto siderurgico di Taranto è di interesse strategico nazionale”.
Dunque se questo presupposto economico-sociale è certo ed incontrovertibile, chi può garantire il risanamento ambientale e gli investimenti tecnologici necessari al rilancio della produzione manifatturiera e del suo indotto se non lo Stato ?;
chi può provvedere alla contestuale bonifica del territorio? chi può garantire che le lavorazioni non vengano trasferite altrove, se non lo Stato?!
Ai tanti solerti che hanno subdolamente definito queste nostre proposte come anacronistiche opponendovi ideologismi consunti e non nostri, domandiamo soluzioni alternative serie, concrete e fattibili per bonificare e riconvertire l’ILVA, il territorio, l’occupazione, la salute dei tarantini e dei lavoratori, rilanciando l’economia della regione e del Paese?
Solo chi è in malafede o non ha compreso bene la gravità del problema non vede come l’assenza di soluzioni si reitera ormai da ben nove decreti, tutti privi di un qualsivoglia percorso realizzabile mentre la situazione su tutti i fronti peggiora quotidianamente.
Gli stessi parlamentari di maggioranza e/o di opposizione, pugliesi e jonici che siano,tutti attanagliati in paralizzanti e fasulle diatribe pro o contro Renzi, sono ridotti alla lamentosa cronaca locale delle loro conclamate incapacità a sostenere le pur timide iniziative e proposte da inserire nella legge finanziaria (di stabilità) 2016.
P.C.d’I. pugliese ritiene che la questione ILVA e la questione Taranto devono essere imposte con forza al centro dell’azione del governo nazionale, a partire dall’assolvimento delle istanze avanzate dai lavoratori, dal territorio, e con il rispetto dovuto alle prerogative Costituzionali delle Amministrazioni Locali, come tema per una nuova visione politica meridionalista che mette a profitto le potenzialità di sviluppo a cui proprio il Mezzogiorno può concorrere.
Ribadiamo altresì tutta la nostra attenzione politica nel valutare ogni proposta avanzata in tale direzione dal Governo Regionale della Puglia, a partire dal proposito di un più funzionale impiego del gas azero, in uno con il condiviso luogo di approdo e suo utilizzo ai fini della riduzione drastica del carbone quale fonte energetica primaria nella produzione dell’acciaio come della energia elettrica.
Rigettiamo come strumentale ed ingiusta ogni lamentosa dichiarazione di mancanza di fondi per interventi improcrastinabili che rivendichiamo come utilissimi. Citiamo ad esempio alcune gravissime incongruenze della legge di stabilità platealmente strumentali ed elettoralistiche che il Governo ha deciso, quali la generale cancellazione della TASI (che andrebbe mantenuta per le soglie di reddito più alte), o le elargizioni di bonus e fondi occasionali puramente consumistici, a non voler dire degli ingentissimi ed incontrollabili fondi per spese militari di preparazione, addestramento e partecipazione alle avventure di guerra oltre confine e di cui l’intero Paese non ne sente la necessità.
E’ del tutto evidente infatti come alla dichiarazione di ‘interesse strategico nazionale’ della fabbrica tarantina nella produzione dell’acciaio, debba corrispondere l’interesse di tutto il Paese a sostenerne i costi di innovazione e risanamento, e non solo del territorio di insediamento così gravemente colpito in termini di salute, sicurezza e degrado economico.
Su queste ragioni il Partito Comunista d’Italia della regione Puglia fonda il richiamo a tutte le forze sindacali, politiche, sociali e delle professioni ad unirsi per rigettare i presupposti e le ipotesi che sottendono il decreto del 4 gennaio u.s. e riaffermare che l’unica via credibile per il rilancio dell’ILVA e la contestuale bonifica dell’ambiente e la salvaguardia del bene prezioso della salute, resta quella della immediata e concreta nazionalizzazione”.
Partito Comunista d’Italia
Comitato Regionale della Puglia e Comitato Federale di Taranto











