HomeCronacaAbbiamo intervistato un'ex Palma di via Sparano

Abbiamo intervistato un’ex Palma di via Sparano

Una fresca serata di inizio ottobre. Sembra che qui, sul Lungomare di Bari, l’estate abbia ancora voglia di dire la sua, a dispetto del calendario, dell’equinozio d’autunno già alle spalle e delle giornate sempre più corte. Raggiungiamo la protagonista di questa intervista proprio qui, fra la Muraglia che abbraccia il centro storico di Bari e il mare. Una tenue brezza ne scompiglia la chioma. Pare quasi stia fischiettando Cusse addo`stame je u megghie paise.

Buonasera, Lei è una delle ormai famigerate ex Palme di via Sparano?

Sì, confermo – sorride sorniona – sono una di quelle trasferite qui, sulla Muraglia. In questi giorni hanno fatto un gran baccano e non abbiamo neppure fatto in tempo a salutarci. Qualcuna di noi l’hanno portata a Parco Due Giugno, altre in Corso Vittorio Emanuele, in Piazza Moro, in Piazza Garibaldi, alle spalle del Castello. Vorrà dire che comunicheremo tramite il vento. Sai com’è, usare Whatsapp ci risulta un po’ difficile.

Cosa ne pensa… – mi interrompe

Non mi dare del Lei, mi fai sentire così vecchia. Chiamami Palmina.

Va bene, Palmina. Cosa ne pensi di questo polverone sollevato dalla vostra rimozione nella via dello shopping barese?

Voi baresi mi ricordate quei mariti distratti che si accorgono delle loro ormai ex mogli solo quando queste se ne vanno. Siamo state lì per più di 30 anni e nessuno ci ha mai degnato di uno sguardo. Le signore imbellettate si accalcavano davanti alle vetrine dei negozi, cariche di buste griffate e chiacchiere vuote, senza considerarci minimamente. Per essere più fashion abbiamo provato a farci uno chatouche, ad ingiallire le punte delle nostre foglie ma nulla, nessun uomo ci ha degnato di uno sguardo. Ci hanno spostato ed è nata la rivolta. Nessuno si è domandato se nella nostra nuova collocazione saremmo stati meglio o peggio di prima – ride di gusto – Guarda me, ora vivo di fronte al mare, respiro e posso finalmente stiracchiare le mie radici e tenerle in un posto comodo.

Perché, la collocazione nei vasconi non era di tuo gradimento?

Sfido tutte le signore della Bari Bene a farsi un bel pediluvio in una bacinella piccola, con acqua e cemento a presa rapida. Non scherziamo neppure! Io ormai avevo le radici anchilosate.

E allora, come giustifichi la presa di posizione ambientalista di una parte della popolazione?

Ti racconto una storia. Io stanziavo di fronte alla Chiesa di San Ferdinando. Hai presente? Bé, non ti dico con quanta strafottenza tanti baresi hanno bestemmiato generazioni di defunti quando i vari Sindaci che si sono alternati hanno solo accennato all’ipotesi di chiudere al traffico il Lungomare, per far respirare la città. Non ti dico gli impeti d’odio quando hanno reso pedonale la strada parallela – via Argiro, n.d.r. – e non ti dico le asce di guerra già pronte quando nei paraggi hanno dipinto di blu le strisce dei parcheggi.

Qualcuno protesta perché con il vostro spostamento la città ha rinunciato ad un suo simbolo?

Ma quale simbolo d’Egitto! Da dove veniamo noi, la Sfinge è un simbolo, le Piramidi sono un simbolo. Stanno lì da millenni e figuriamoci se qualcuno s’azzardi a spostarli. Noi stiamo qui dai primi anni ’80 e, francamente, abbiamo sempre pensato che fossero altri i simboli di questa città: San Nicola, il Lungomare, la Muraglia, la stessa via Sparano. Suvvia, non siamo ridicoli.

Per concludere, cosa ne pensi del restyling di via Sparano.

Ognuno è libero di esprimersi in base ai propri criteri estetici. Il bello è che la percezione del bello, ironia della sorte, è soggettiva. Potremmo discutere su un parere del progetto, ma io altro non sono che una Palma. Mi nutro di anidride carbonica e restituisco ossigeno, posso fare un po’ d’ombra laddove serve ma non ne capisco di architettura civile o arredo urbano. A cosa serve parlare per forza di cose che non si conoscono? 

 

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Lino Castrovilli
Lino Castrovilli
Laureato in Scienze della comunicazione, vive una condizione mentale-lavorativa a suo dire schizofrenica: cerca con insistenza di unire in un’unica professionalità il suo amore per il web e la scrittura. Ama la Puglia e per questo, nonostante le difficoltà ha deciso di restare qui.

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