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Juncker attacca Renzi

Avevamo lasciato il nostro presidente del Consiglio alle prese con un  vero e proprio duello con Saviano, reo di aver ravvisato e sostenuto l’esistenza di un grave conflitto d’interessi della ministro  Maria Elena Boschi per la vicenda della Banca Etruria. Per giunta le dichiarazioni di Saviano erano giunte alla vigilia della Leopolda 2, momento autocelebrativo del governo Renzi, che il Premier vedeva già come una passeggiata in biga ai fori imperiali, acclamato da ali di folla.

Lo ritroviamo, oggi, in una situazione analoga, ma possiamo già dire che “il tiro si alzerà presto” e le avvisaglie ci sono tutte. Juncker, presidente della Commissione europea, mette da parte per un attimo la sua nota diplomazia e attacca senza se e senza ma il Premier italiano, reo a sua volta di mettere in discussione le decisioni dell’Unione europea. In realtà Renzi, man mano che la posizione della Merkel si andava indebolendo, aveva avviato un crescendo di critiche alla situazione dell’Europa, accusando qualche Paese (la Germania) di voler contare più di altri. Dalle critiche, ora che la Merkel appare ancor più indebolita, avendo perso l’appoggio incondizionato della Spagna e della Polonia, si è passati al rifiuto italiano di partecipare alle spesa di un miliardo alla Turchia per arginare il fenomeno immigrazione.

I motivi per opporsi da parte di un Paese come l’Italia non mancano. Se la Turchia ha problemi di controllo delle sue frontiere, cosa dovrebbero dire Italia e Grecia, le cui frontiere sono solo le coste, dove non puoi fermare l’immigrato, pena la sua morte per annegamento? Eppure Italia e Grecia non hanno mai ricevuto aiuti di tale portata. Nasce il sospetto, certamente non privo di qualche riscontro, che la proposta della Merkel di sostenere con un miliardo di euro lo sforzo di Erdogan e della Turchia sia, certamente finalizzato a contenere i flussi migratori verso l’Europa e le sue mete finali più ambite, tra cui la Germania in primis, ma in realtà mascheri anche un aiuto economico alla Turchia per i costi della guerra al Califfato islamico.

Certamente l’Isis non ha dubbi su questa ipotesi, tant’è che le vittime dell’attentato kamikaze ad Istambul ci sono turisti tedeschi. Non poteva esprimere meglio di così il Califfato la sua ferma convinzione di voler combattere l’alleanza tra Turchia e Germania o, sarebbe meglio dire, tra Erdogan e la Merkel.

Se, tornando a Juncker ed alle sue dichiarazioni, ha poi ripreso il sopravvento la diplomazia che gli è connaturata e, mentre sottolineava la gravità della posizione italiana nel mettere in discussione decisioni europee, contestualmente ostentava verbalmente la sua simpatia per Matteo Renzi, appare sempre più chiaro che Angela Merkel, man mano che perde potere, tende sempre più a rimarcare l’indiscutibilità delle sue proposte e delle sue decisioni. che vorrebbe fossero puramente e semplicemente ratificate dagli organi europei.

La posta in gioco in realtà è il controllo dell’Europa e dell’Unione europea. Da una lato la Merkel non intende mollare la presa su un’Europa germanocentrica, dall’altro i Paesi fondatori, tendono a far allentare quella presa e ritornare ad una Europa con almeno una mezza dozzina di Paesi nella stanza dei bottoni.

Ecco perchè l’attacco di Juncker è solo preliminare alla vera sfida o alla vera pace. L’una o l’altra o entrambe si giocheranno tra la Merkel ed un certo numero di Premier europei, e Renzi, mi spiace per lui e per l’Italia, non è il più autorevole fra questi, ma forse, considerato il carattere sarà il primo ad aprire le ostilità.

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