“La nuova Buona Scuola – partorita con la solita enfasi dai nostri governanti – deve avere qualcosa di molto antico se è vero che, pronti via, neppure il tempo di cominciare, ed ecco che gli studenti annunciano una mobilitazione nazionale per il 7 ottobre contro lo stato di abbandono della scuola, mentre i sindacati intensificano la battaglia per ottenere trasparenza sui criteri di assegnazione delle sedi ai docenti”.
Così Nino Marmo, consigliere regionale, commenta lo stato dell’arte del mondo scolastico pugliese a pochi giorni dal via delle lezioni. “A proposito di docenti poi, la confusione è massima, almeno stando alle lagnanze ed alle sollecitazioni cui siamo sottoposti”.
“Da una parte i neo insegnanti assunti con la legge 107 che – dopo aver aderito, coscientemente e volontariamente, alla nuova normativa per passare di ruolo ed aver firmato il contratto di assunzione in una delle 100 province italiane – ora gridano allarmati alla deportazione e chiedono un cambio di rotta a forza di emendamenti alla legge. Dall’altra, i precari iscritti nelle Gae – graduatorie ad esaurimento – che dopo aver rifiutato, coscientemente e volontariamente, l’opzione della 107, esimendosi dalla domanda e dalla relativa deportazione, oggi vengono abbandonati a se stessi, per non dire clamorosamente scaricati dal sistema, stante l’evaporazione dei pochissimi posti ancora riservati alle Gae”.
“Ma c’è di più e di peggio – continua Marmo – secondo gli addetti ai lavori la legge starebbe lentamente mutando pelle come i serpenti. Cambiando cioè testo e contesto, nell’indifferenza generale e facendo venir meno la stessa certezza del diritto. In definitiva creando una intricata matassa in luogo di una Scuola Buona ed ordinata”.
“Trovo pertanto legittime – conclude Marmo – le preoccupazioni avanzate dai precari iscritti nelle Gae, per un Piano, quello disegnato dalla legge 107/2015, che alla prova dei fatti rischia riverberi negativi sulla scuola, sui docenti e di conseguenza sugli stessi studenti. Giacché introdurrebbe un vortice di mobilità reiterata nei prossimi anni a danno della continuità didattica e quindi di quella qualità dell’istruzione che costituiva l’obiettivo principe della nuova normativa”.











