HomeAmbiente e ScienzeLa gastrocrazia italiana e la carne. Tremano i maiali

La gastrocrazia italiana e la carne. Tremano i maiali

Gli insaccati fanno male. Chi uccide maiali è un assassino, chi fa equitazione non mangia carne di cavallo e chi ha un coniglio non ingurgiterebbe mai Roger Rabbit.

Ma chi studia materie medico scientifiche o conosce l’anatomia e la fisiologia dell’intestino può ipotizzare che l’uomo non è stato “formulato” per digerire e quindi cibarsi, di carne.

Tuttavia, l’evoluzione sociale, il benessere e le mode alimentari hanno sempre più condito le tavole degli italiani e degli occidentali con le più svariate ricette a base di carne.

Dalla fettina alla brace si è passati alla salsiccia; dal filetto di pollo al wuster, sempre più lievitati fino a farne il simbolo di una cultura (opinabile) che grosso/grasso è bello-o comunque, buono.

Ma, anche i luminari della scienza, alias l’illustre Veronesi, che a 90 anni, comunque dimostra 90 anni, lucidi, ma 90, asseriscono l’essenza di una evidenza eziologica considerando piuttosto gli studi epidemiologico; ovvero calcolando il tasso di incidenza di tumori al colon nelle popolazioni che ingeriscono carne rispetto alla popolazione di gente che non ne consuma. D’altra parte i sostenitori delle diete chetogeniche (per cui la produzione dei corpi chetonici legata all’assenza del consumo di zuccheri induce la riduzione del senso di fame e il calo ponderale) invitano al consumo di cibi proteici quali carni in tutte le salse e pesce.

A fare da portieri a questi due estremi ci sono poi i pionieri della dieta mediterranea.

Che, per quanto sembri scoprire l’ossigeno nell’aria , basandosi sul concetto espresso da Paracelso secoli orsono Dosis sola venenum facet (È la dose che fa il veleno) sembra contenere il più difficile degli schemi eseguibili traducibili in una sola parola: moderazione. Introduce infatti nella nota piramide alimentare il consumo di carboidrati, proteine e grassi in percentuali sommariamente richieste settimanalmente dall’organismo. Prevedendo il consumo di proteine vegetali, ma anche carne, soprattutto quella bianca; pesce, prevalentemente quello azzurro e uova. A tal proposito  Confartigianato Puglia frena gli allarmismi diffusi e invita a non farsi contagiare.

D’altra parte gli studi prodotti su insaccati e carni elaborate non giustificano i danni effettivamente prodotti dal consumo abituale piuttosto che eccessivo, dove l’eccesso va sempre rapportato ad una serie di fattori legati alla qualità del prodotto piuttosto che allo stile di vita del consumatore. A

d ogni modo la gastrocrazia Italiana è pane per i denti della TV dei talkshow. Dallo sportivo vegano alla modella curvy fan della carne, ci beviamo di tutto pure quando se la prendono con i maiali. Che salami!

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Maria Pia Ferrante
Maria Pia Ferrante
Nata a Bari nel 1982, laureata in Farmacia, è insegnante e pubblicista. Appassionata di cinema e musica, vivrebbe ovunque purché davanti un palco o un grande schermo. Mischia cucina e alchimia. Sunset victim; rock fanatic. Girovaga per festival e si commuove sempre sulla sigla di Fuori Orario

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