“Renzi sta ignorando le regole Ue sul deficit di bilancio” è con questo anatema che il giornale conservatore tedesco Die Welt bacchetta il Governo Italiano. La richiesta dell’esecutivo di sforare di 0.1 punti decimali il deficit concordato per il prossimo anno, fa infuriare la ragioneria teutonica.
Il capogruppo della Cdu/Csu Herbert Reul è rimasto sbalordito dalle parole del nostro Premier a Bruxelles e ha affermato: “Sono curioso di capire se Juncker presiede una Commissione europea che è custode dei trattati o vuole essere ricordato come colui sotto il quale le violazioni dei trattati rimangono senza sanzioni”. A ruota Rebecca Harms leader dei Verdi al parlamento Ue: “Irresponsabile l’approccio del governo italiano, perché affronta un problema di carattere generale in modo unilaterale.”
Ci risiamo, gli spazi di sovranità nazionale, di flessibilità anche modica, vengono rigettati con stentoreo disprezzo dai detentori dello scettro rigorista. Lo stesso rigore che sotto i colpi delle spending review ha raso al suolo le opportunità di crescita, sviluppo e lavoro.
Siamo rimasti nel pantano di una crisi da cui non riusciamo a venirne fuori, pare che Bruxelles sia anche scettica sulla rottamazione di Equitalia ed i bonus fiscali, bollando tutto come “entrate una tantum” che non permetteranno di finanziare l’uscita anticipata pensionistica, l’estinzione di aggi ed interessi di mora e così via. Sotto la lente d’ingrandimento, anche la mancanza di lungimiranza causata dalla campagna referendaria, che costringerebbe l’esecutivo a ripetuti spot.
Al di la della simpatia per il Pd o meno, resta sullo sfondo la fragilità dei nostri rappresentanti nel far valere posizioni ed interessi di “casa”, e confermiamo la cattiva abitudine di accettare che attori esterni entrino a gamba tesa nelle querelle nostrane. Tuttavia abbiamo il vizio di cercare endorsement e alla stessa maniera poi non possiamo esimerci dai rimproveri.











