HomePoliticaLa guerra, l'Isis, il terrore e la fuga dei disperati

La guerra, l’Isis, il terrore e la fuga dei disperati

E’ un scontro durissimo ed irregolare quello con cui la Francia, ma anche il mondo intero, ha dovuto fare i conti lo scorso venerdì. Il massacro di Parigi conta 129 morti ma migliaia e migliaia di persone terrorizzate.  Ed e’ proprio il terrore e la paura di non essere mai al sicuro l’obiettivo del terrorismo.

La risposta del Governo francese lascia perplessi, dopo lo shock iniziale il Presidente Hollande durante l’intervento al parlamento francese ha chiesto di cambiare la Costituzione per poter far fronte a questo nuovo tipo di guerra.

La Francia ufficialmente e’ in guerra, una guerra iniziata senza dover interpellare ne l’ Unione Europea e neppure l’ ONU ma semplicemente una guerra emotiva chiedendo agli alleati di non essere lasciati soli. Per l’ennesima volta ci ritroviamo davanti a decisioni prese da singoli stati senza necessariamente dover accettare rifiuti o possibili iniziative alternative.

“La Francia è in prima linea negli affari del Medio Oriente.” ha spiegato Jean Guisnel, esperto di questioni militari e servizi segreti “E’ in prima linea quasi da sola nel Mali, dove combatte gli estremisti islamici. Ed è almeno in seconda linea nella guerra a bassa intensità contro l’Isis, colpendo con i suoi aerei in Iraq e Siria. Piccolo dettaglio, sul suo territorio c’è la più grande comunità islamica d’Europa” ha ribadito Guisnel.

Infatti in Francia vivono piu’ di 6 milioni di persone di fede musulmana e nonostante I bombardamenti francesi ad al- Raqqa bisogna tenere in considerazione che I terroristi della strage di Parigi non erano ne siriani ne iracheni ma persone che vivevano in Francia, in Belgio o in Europa, educati  all’ occidente per questo meno prevedibili.

Il termine terrorismo si diffuse in Europa proprio durante la  Rivoluzione Francese, un metodo cruento che colpisce pochi individui per terrorizzarne tutti gli altri. Un metodo condannato ma utilizzato piu’ volte dalle grandi potenze. Questa volta pero’ ha toccato in modo violento il centro d’ Europa. Ci rendiamo conto forse solo ora che la Guerra, quella di qui sentiamo raccontare nei telegiornali oramai da 3 anni e’ piu’ reale e vicina di quanto pensassimo.

Infatti 24 ore prima di Parigi, lo stesso Stato Islamico colpiva Beirut facendo 43 morti e piu’ di 200 feriti, nel piu’ cruento attentato negli ultimi 20 anni nella capitale libanese, eppure non c’e stata la stessa attenzione mediatica o solidarietà’ sui social. L’abbiamo sentito lontano quell’ attacco perché’ Beirut alla fine non e’ il centro di Parigi.

Pierre Haski, giornalista francese ha scritto: “C’è di che interrogarsi sui motivi di questa differenza nella percezione dei due eventi. Beirut-Parigi, lo stesso dolore? Tutti s’identificano con un giovane parigino che assiste a un concerto rock, ma non s’identificano con l’abitante dei quartieri sciiti di Beirut”.

Subito dopo gli attacchi il presidente Hollande ha dichiarato che la Francia distruggerà I terroristi senza pietà. “Non è una guerra di civiltà, perché questi assassini non ne rappresentano nessuna. Sono vigliacchi che hanno sparato sulla folla disarmata” ha ribadito Hollande durante il suo discorso in parlamento chiedendo che l’ Unione Europea lo appoggi sia moralmente che economicamente negli attacchi in Siria.

I bombardamenti iniziati subito le stragi di Parigi lasciano anch’essi perplessi. Perché’ non e’ stato bombardato prima? Perché’ aspettare che accadesse qualcosa nelle nostre case per decidere di andare a distruggere quello che sembra essere il quartier generale dell ISIS? Domande che non trovano ancora risposta.

Nel frattempo durante il G20 in Turchia, a cui il presidente francese non ha partecipato, Barack Obama ha dichiarato: “non basta colpire l’Isis in Siria e in Iraq,  firmeremo un nuovo patto con la Francia per condividere informazioni di intelligence”. Quel che è certo è che gli Stati Uniti non invieranno truppe di terra in Siria, ma proseguiranno nell’intensificare i raid aerei e nell’attuare una più efficace strategia diplomatica finalizzata a porre fine alla guerra civile in Siria.

Le parole di Vladimir Putin  invece sono arrivate dure “L’Isis è finanziato da individui di 40 Paesi, tra cui vi sono anche alcuni membri del G20”. Il riferimento di Putin era per il Qatar e per l’Arabia Saudita, da dove provengono alcune donazioni private ai terroristi passate tramite il sistema bancario del Kuwait, e la Turchia del sud. Putin ha comunque affermato come si stia lavorando per togliere tali finanziamenti ai terroristi: “Abbiamo discusso la necessità dell’attuazione della risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che è passata su iniziativa della Russia, sulla prevenzione del finanziamento del terrorismo e sulla prevenzione del commercio illegale di opere d’arte che i terroristi saccheggiano nei territori occupati”.

Oggi intanto un aereo russo è stato abbattuto al confine tra Turchia e Siria. “E’ stata una pugnalata alle spalle da parte dei complici del terrorismo“. Così il presidente russo Vladimir Putin commenta l’abbattimento da parte della Turchia di un jet russo che secondo Ankara avrebbe violato il suo spazio aereo, versione che Mosca nega. Quanto accaduto, ha detto Putin, “avrà conseguenze tragiche nei rapporti tra Russia e Turchia”. E ancora: è un “evento che va oltre i limiti dell’ordinaria lotta contro il terrorismo”. Intanto il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov cancella la sua visita prevista per domani ad Ankara e Mosca sconsiglia i viaggi in Turchia mentre il ministero della Difesa russo parla diu un “atto ostile” da parte della Turchia. Gli Usa confermano che il jet russo non avrebbe risposto agli avverimenti turchi.

Un Consiglio atlantico della Nato è stato convocato per il pomeriggio dopo l’abbattimento del jet russo. Il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov ha cancellato la sua visita in Turchia prevista per domani nella quela doveva avere un colloquio con il suo omologo turco.

Il mondo sembra “ emotivamente disadattato” e disorientato cercando una soluzione ad un problema che sembra abbia radici lontane. Guerre di potere e differenze religiose che di religioso hanno sempre meno forse dovrebbero farci capire il perche’ ogni giorno migliaia di persone decidono di attraversare mezzo mondo rischiando di morire per arrivare laddove pensavamo ci fosse la pace.

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