Un post su Facebook dell’onorevole Dario Ginefra (Partito Democratico) e la relativa interrogazione parlamentare al Ministro degli Interni Angelino Alfano hanno portato alla luce dei riflettori la piccola – ma sentitissima – festa di San Rocco a Valenzano, in provincia di Bari. Una delle mongolfiere lanciate in aria per omaggiare il Santo francese, che nel 1656 aveva salvato la cittadinanza dall’epidemia di peste, pare essere stata sovvenzionata dalla famiglia Buscemi, salita agli onori della cronaca negli ultimi anni per vari episodi di cronaca nera e giudiziaria. In particolare, Michele Buscemi venne ucciso in un agguato nel 2008. Salvatore Buscemi, suo fratello, venne coinvolto nell’inchiesta Domino sui rapporti tra imprenditori, professionisti e criminalità organizzata a Valenzano.
I rappresentanti politici d’opposizione locale hanno subito seguito a ruota il deputato PD. Il tam tam mediatico ha elevato il fatto a vicenda nazionale, con la notizia ripresa da quotidiani e telegiornali. Non è la prima volta che fede religiosa e militanza fra le file dell’illegalità vanno a braccetto: le immagini degli ossequiosi inchini delle statue dei Santi Patroni ai balconi degli illustri boss locali hanno scatenato più e più volte l’ira e l’indignazione della società civile, finanche degli stessi rappresentanti del clero, a cui certe manifestazioni di rispetto – verosimilmente in campo di laute offerte – sono rimaste indigeste.
Ciò pare non essere accaduto a Valenzano. Salvo qualche dichiarazione rilasciata ai giornalisti dal segretario del PD locale Francesco Calé e dal consigliere di Sinistra Ecologia e Libertà Tonio De Nicolò, quasi nessuno s’è pronunciato sullo sconveniente accaduto. Il Sindaco Antonio Lomoro piuttosto tende a minimizzare i fatti e rilanciare: “Strumentazione politica”, è il suo commento a caldo.
Lontano dai rappresentanti politici e istituzionali, però, il silenzio. Rarissime prese di posizione, nessuna bagarre sui social nel gruppi di discussione legati a Valenzano, ad eccezione di qualche battibecco generato dai post dedicati all’accaduto. Qualcuno difende i Buscemi, ancora sotto giudizio e pertanto non colpevoli secondo la legge. Altri minimizzano, sottolineando come altro non sia che una semplice donazione di una famiglia devota al proprio Santo Patrono. Resta l’immagine di un paese alle porte di Bari che pare quasi impermeabile al clamore suscitato dalla notizia al di fuori del suoi confini, quasi estraneo o disinteressato alle vicende che accadono intra-muros. O forse, completamente anestetizzato.











