HomeCulturaLa musica dei kuTso, la voce degli impulsi irrazionali

La musica dei kuTso, la voce degli impulsi irrazionali

Reduci dall’ottimo – e insperato, a detta loro – secondo posto nella sezione Nuove proposte di Sanremo 2015, i kuTso hanno colpito pubblico e giurie del Festival per la loro ostentata freschezza ed irriverenza. Quattro colpi di cannone sul tradizionalismo imperante del Sanremo secondo Carlo Conti, anch’egli finito nel loro tourbillon di scherzi e trovate.

Sul palco della Casa delle Arti di Conversano lo scorso venerdì 17 aprile per la prima data pugliese del loro Tour per persone sensibili, Matteo Gabbianelli – istrionico e instancabile leader del gruppo – ha macinato chilometri su chilometri fra balzi, coreografie e incontrollabili movenze. Per chi vuol fare della musica il proprio destino, la corsa è un elemento irrinunciabile. Nonostante Sanremo.

“Sanremo non fa né bene né male. È una bolla di sapone che bisogna gestire con attenzione – racconta Matteo , subito dopo il concerto – Il Festival non è di per sé garanzia automatica di maggior pubblico nei live. Sicuramente innalza la soglia d’attenzione degli addetti ai lavori sul tuo progetto”.

Dicevamo, l’ultimo Festival ammantato di perbenismo. Veramente difficile non notare i kuTso, tanto folli sul palco l’alter ego cartonato di Carlo Conti inscatolato in un box doccia e un brano, Elisa, dall’incipit sin troppo esplicativo: Nel buio in fondo a un cinema facciamo petting a volontà. “Partecipare al Festival non era nei nostri pensieri – ammette Matteo – Soprattutto in un’edizione come l’ultima, così tradizionalista. Ci siamo divertiti ad assumere il ruolo dei guastafeste e ci è andata bene. Abbiamo tratto il massimo da quell’esperienza”.

Per un musicista, il Festival non è più un punto di arrivo. Il mercato musicale, il pubblico e l’approccio alla musica – incisa o live – sono cambiati. “Oggi non si finisce mai di tener fuori gli artigli – confessa Matteo – Nessuna strada è facile, neanche quella dei talent, perché anche da quel percorso non è semplice diventare qualcuno. Bisogna essere determinati e pronti ad una vita di continue frustrazioni, devi essere ambizioso e sfidare le insoddisfazioni”. E se la strada maestra è l’ambizione, percorrerla comporta sacrificio e impegno costante. “Io ormai non dormo più, per gli impegni e per la sensazione di dover restare sempre attenti, accesi. Il rischio – ammette – è diventare scostante con i fan, perché magari arrivi al concerto carico di tensioni per tutto il lavoro stressante che c’è a monte. Ti passa la voglia di parlare, sorridere, scrivere. Adesso capisco perché uno diventa stronzo, suo malgrado (ride)”.

Sul palco, i kuTso portano un concentrato musicale esplosivo che spazia dall’energia di Iggy Pop e Frank Zappa all’ironia di Elio e le Storie tese. Il gruppo non lesina dialogo ed interazione col pubblico: una tensione verso l’ascoltatore che prende forma nei testi, istantanee su quei momenti in cui gli stimoli del mondo esterno ispirano pulsioni ed emozioni. “Nelle nostre canzoni emerge il nostro modo di rapportarci con la realtà – spiega Matteo – Non c’è un’esplicita volontà di denuncia sociale. Siamo polemici e permalosi di natura: quando vendiamo delle ingiustizie evidenti reagiamo in maniera istintiva. Le nostre canzoni – prosegue Matteo – si soffermano sul momento irrazionale della reazione, senza sviscerare le cause di un problema o prendere le difese di una parte”.

A farla da padrone è il moto perpetuo di Matteo, che coniuga ricerca vocale e mimica travolgente. “I concerti sono la mia ginnastica, anche se da quando mi si è allargata la pancia sono stato costretto ad andare in palestra. Lo faccio da un giorno – ride – però l’intenzione ce l’ho. Anche perché se continuo così mi viene un infarto”.

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Lino Castrovilli
Lino Castrovilli
Laureato in Scienze della comunicazione, vive una condizione mentale-lavorativa a suo dire schizofrenica: cerca con insistenza di unire in un’unica professionalità il suo amore per il web e la scrittura. Ama la Puglia e per questo, nonostante le difficoltà ha deciso di restare qui.

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