HomeStoria della PugliaLa Puglia del '700, tra Lumi e riforme

La Puglia del ‘700, tra Lumi e riforme

Nel 1734, in seguito alla battaglia di Bitonto, Carlo di Borbone sconfisse le truppe imperiali degli Asburgo d’Austria e conquistò la Puglia, assegnandosi il titolo di re di Napoli e di Sicilia.

Nel 1759, re Carlo si trasferì sul trono spagnolo con il nome di Carlo III ed il figlio Ferdinando ne prese il posto, diventando re delle due Sicilie.

Entrambi i sovrani governarono con l’aiuto del medesimo consigliere, il toscano Bernardo Tanucci, il quale, come ministro, effettuò una serie di interventi e di riforme che miravano a rafforzare l’autorità statale, proteggendola dagli abusi dei feudatari e dai privilegi ecclesiastici.

In circa mezzo secolo (dal 1734 al 1777), sotto i due re Borboni, la Puglia crebbe e si sviluppò enormemente.

Il rifacimento di strade e porti (quello di Brindisi fu riattivato dopo un lavoro quasi quadriennale, dal 1775 al 1778), la costruzione di nuovi edifici pubblici, il censimento, la tassazione dei beni ecclesiastici, il frazionamento delle terre appartenenti all’ordine dei gesuiti, i tentativi di bonifica e di colonizzazione del Tavoliere, la restituzione ai Comuni delle terre occupate abusivamente dai feudatari sono solo alcuni dei numerosi interventi statali che, per quantità ed efficacia, possono essere paragonati a quelli compiuti in epoca federiciana.

Le riforme avviate dal Tanucci non vennero interrotte nemmeno con il suo licenziamento per volere della moglie del re, Maria Carolina. La bizzosa regina lo fece infatti sostituire con l’inglese Acton, il quale, però, riorganizzò l’esercito e la marina.

Tuttavia, malgrado l’opera del Tanucci e la buona volontà dei due sovrani, le riforme riuscirono solo a scalfire la struttura della società meridionale. A questo proposito, basti solo ricordare che oltre la metà dei Comuni pugliesi era ancora infeudata.

L’Illuminismo, intanto, aveva fatto i suoi proseliti.
Al grande movimento che orientò il pensiero di tutto il secolo, caratterizzato dalla fiducia assoluta nel rinnovamento civile e politico contro l’oscurantismo medioevale, la Puglia fornì, infatti, un massiccio contributo di uomini e idee.

La prima fase dell’Illuminismo pugliese ebbe luogo a Terlizzi, grazie all’opera di Ferrante De Gemmis, il quale, nel 1754, istituì un sodalizio di intellettuali e uomini colti, che non intendevano affrontare temi di carattere letterario, filosofico o teologico (come era avvenuto per gran parte delle accademie sorte in Puglia nel secolo XVII), ma preferivano orientarsi verso problematiche inerenti il progresso economico, la pubblica felicità e soprattutto lo sviluppo dell’agricoltura.

Il capo ideale del Settecento culturale pugliese fu però lo storico e scrittore politico di fama europea, Pietro Giannone, nato a Ischitella nel 1676 e morto a Torino, nelle carceri sabaude, nel 1748.

Accanto a lui va ricordato Giuseppe Palmieri di Martignano, economista di idee liberali e ministro delle finanze, il quale sostenne le bonifiche del Tavoliere e della Terra di Bari.
Nel 1775 tentò di rilanciare l’accademia degli Speculatori, puntando all’accrescimento, allo sviluppo delle scienze, dell’agricoltura e del commercio al fine di migliorare il pubblico bene. Palmieri puntava inoltre a riformare il sistema creditizio, al fine di combattere l’usura, attraverso una fitta rete di casse locali che rilanciassero anche l’agricoltura.

Il giurista gallipolino Filippo Maria Briganti (1724-1804) fece parte dell’entourage del Palmieri. Il fulcro del suo pensiero si sviluppò attorno a tematiche tipicamente di carattere giuridico ed economico: egli spinse il suo pensiero verso la denuncia di ogni forma di tortura, respingendo ogni tipo di privilegio.

Il medico Giovanni Presta (Gallipoli 1720-1797), invece, concentrò il suo pensiero attorno alla coltivazione del tabacco e dell’ulivo, pensando a nuove tecniche e ad un ammodernamento dei frantoi, sottolineando come la produzione salentina di olio potesse competere con produzioni più rinomate come quella toscana o della Provenza.

Accanto a queste figure, non si possono dimenticare anche il canonico Domenico Forges Davanzati di Palo del Colle, economista e agronomo; il nobile Domenico Antonio Tupputi di Andria, letterato ed agronomo e Niccolò Fragianni di Barletta che nel 1761, come alto funzionario borbonico, impedì l’introduzione dell’inquisizione nel regno.

Sotto l’impulso delle nuove idee, nel 1748, ad Altamura sorse perfino una nuova accademia, l’appula Atene e fu creata una università degli studi che funzionò per circa mezzo secolo.

Anche la Puglia conobbe così la stagione del progresso e dei Lumi.

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Antonio Verardi
Antonio Verardi
Storico dell’Arte. Ha collaborato con il Museo Pecci di Prato. Ha svolto attività di ricerca per la Facoltà di Lettere e Architettura. E’ docente di letteratura italiana, storia e storia dell’arte. Perito ed esperto per la Camera di Commercio di Bari è iscritto all’Ordine Nazionale dei Giornalisti dal maggio 2011.

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