Quando di mezzo ci sono i soldi, l’alcol, le ville con piscina, i giochi di potere e dulcis in fundo la Puglia ormai glamour, il successo di un romanzo può essere probabile, anche a dispetto di una storia un po’ usitata e di una scrittura acrobatica. “La ferocia” di Nicola Lagioia (ed. Einaudi), lo sappiamo tutti, è nella cinquina dei finalisti per il Premio Strega (il 2 Luglio conosceremo il vincitore) e tra le sue 411 pagine si snodano intrecci passionali e giudiziari, complicità sentimentali e arrivismi da Italietta anni ’80. Lo scrittore barese ci offre uno spaccato autentico e drammatico di una città macchiata dall’abusivismo, dalla collusione e dalla sfrontatezza, anche dei costumi, scava nelle cronache giudiziarie e nelle fitte trame del potere, da quello economico a quello editoriale, lasciando i fatti come sfondo di un disagio interiore dei protagonisti, cercando di dipingere il ritratto di una generazione al tempo stesso vittima e complice di un deserto morale inarrestabile.
Eppure ciò che più emerge dalle pagine, non è né la storia, di per sé non originale (basti andare indietro alla famiglia arida e assetata de “Gli Indifferenti” di Moravia, di cui Lagioia forse evoca i nomi), né la disamina sociale, ma una narrazione articolata, nascosta tra le venature di un fraseggio letterario e simil poetico, certo più morbido rispetto alle precedenti produzioni dello scrittore, ma sempre lontano dall’autentiticità che si chiede ad uno scrittore di calibro; a volte lo scrittore barese sembra arrovellarsi nella scelta lessicale trascurando ambientazioni e psicologie, ciò non toglie che il lavoro mantenga una sua forza intrinseca, in grado di provocare un forte impatto su lettore, con caratteristiche a metà tra la narrativa americana di Auster e le tecniche registiche di Tarantino (vedasi Pulp fiction e l’andirivieni cronologico): il passaggio da un personaggio all’altro, prolessi e analessi varie, ricordano inoltre certe scene del film di Virzì, “Il capitale umano”, con ambientazione di lusso, dissidi interiori e atmosfera thriller sullo sfondo. Anche ne “La ferocia” c’è infatti un cadavere, sulla cui morte sarà fatta luce solo alla fine.











