Nel 1480, durante la dominazione Aragonese, Otranto fu assediata e invasa dai Turchi, guidati dal sultano Gedik Ahmet Pascià. Questi era al servizio di Maometto II ed aveva iniziato, per suo conto, un progetto di espansione territoriale dell’Impero Ottomano.
Durante l’assedio, si verificò l’eccidio di 800 persone, ammazzate perchè avevano rifiutato la conversione all’Islam. Fu l’episodio più eclatante della lunga serie di assalti turchi e corsari, che, durante tutto il XVI secolo, si erano fatti particolarmente intensi.
La storia racconta che il 28 luglio 1480, la flotta navale turca, proveniente da Valona, forte di circa 150 imbarcazioni e 18.000 soldati, si presentò minacciosa sotto le mura di Otranto.
La città resistette strenuamente agli attacchi, ma la sua popolazione, composta di soli 6.000 abitanti, non poté opporsi a lungo ai bombardamenti.
Il 29 luglio la guarnigione e tutti gli abitanti abbandonarono il borgo alle razzie dei Turchi, ritirandosi all’interno delle mura.
Ahmet Pascià chiese la resa ai difensori, ma questi si rifiutarono e, dopo 15 giorni d’assedio, il sultano ordinò l’attacco finale, durante il quale riuscì a sfondare le difese e a espugnare anche il castello.
Nel massacro che ne seguì, tutti i maschi di oltre quindici anni furono uccisi, mentre le donne e i bambini furono ridotti in schiavitù.
Secondo alcune ricostruzioni storiche, alcuni superstiti e il clero si erano rifugiati nella cattedrale a pregare. Il sultano ordinò loro di rinnegare la fede cristiana, ricevendone un netto rifiuto. Così, egli irruppe con i suoi uomini nella cattedrale, catturò i “nemici” cristiani e li uccise, mentre la chiesa, in segno di spregio, fu ridotta a stalla per i cavalli.
Particolarmente barbara fu l’uccisione dell’anziano arcivescovo Stefano Pendinelli, il quale aveva avuto la colpa di incitare i superstiti a rivolgersi a Dio in punto di morte: fu fatto a pezzi con le scimitarre e il suo capo mozzato fu infilzato su una picca e portato per le vie della città.
Il comandante della guarnigione Francesco Largo venne invece segato vivo.
In seguito, Ahmet Pascià fece legare i superstiti e li fece trascinare sul vicino colle della Minerva, dove ne fece decapitare almeno 800, costringendo i parenti ad assistere alle esecuzioni.
Durante quel massacro le cronache raccontano che un turco, tal Bersabei, si convertì nel vedere il modo in cui gli otrantini morivano per la loro fede e subì anche lui il martirio, impalato dai suoi stessi compagni d’arme.
Le ossa di quegli 800 innocenti sono oggi conservate nella Cattedrale della città.
Alla fine di quei drammatici giorni, furono uccisi 12.000 cristiani e ridotti in schiavitù 5.000, comprendendo anche le vittime dei casali intorno alla città.
Soltanto tredici mesi dopo, Otranto venne riconquistata dagli Aragonesi, guidati da Alfonso d’Aragona, figlio del Re di Napoli.











