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Manca: “Senza scuole di specializzazione le facoltà di medicina destinate nel futuro a chiudere”

Cardiochirurgia, Chirurgia maxilo-facciale, chirurgia pediatrica, neurochirurgia, medicina termale, farmacologia e tossicologia clinica, radioterapia, biometria, audiologia e foniatria: sono queste le 9 scuole di specializzazione di Medicina dell’Università di Bari che, secondo una indagine commissionata dal Miur, potrebbero non essere accreditate per “non aderenza ai livelli minimi”.

 

Il vice presidente della Commissione Sanità e consigliere regionale di Direzione Italia, Luigi Manca, auspica una sinergia di tutte le Istituzioni per scongiurare questa evenienza e per questo chiede audizione in Commissione Sanità.

“A questo punto bisogna essere onesti e pragmatici: senza Scuole di Specializzazione le Facoltà di Medicina sono destinate a chiudere perché incomplete, perché molti giovani preferiranno immatricolarsi in quegli Atenei che garantiscono una preparazione scientifica tale da garantire un futuro professionale migliore, ma anche più certo. Quindi è chiaro che va scongiurata la previsione che possano essere chiuse alcune importanti Scuole di Specializzazione a Bari e a Foggia, anche per non depauperare un patrimonio di scienza e conoscenza che rappresentano le Facoltà di Medicina pugliese. Perciò mi aspetto che il presidente della Regione, anche in qualità di assessore alla Salute, provveda immediatamente a interfacciarsi con il Ministero all’Università e alla Ricerca Scientifica per evitare la chiusura o, in alternativa, prevedere un anno di tempo perché le stesse Scuole possano provvedere ad adeguarsi a quegli standard di qualità che, in modo oggettivo, vengono richiesti perché le Scuole siano davvero di Specializzazione.

E qui, però, apriamo un altro capitolo. Le Scuole pugliesi a rischio chiusura lo sono perché mancano di spazi e attrezzature idonee, ma anche perché privi di docenza scientifica. E’ chiaro che se alle Università pugliesi arrivano meno risorse che al Nord le possibilità di innovazione strutturale diventa più complicato; così come se i grandi professori andati in pensione non sono rimpiazzabili con nuovi colleghi, a causa del blocco delle assunzioni, manca chi deve trasmettere la ‘specializzazione’ al neo laureato. Non solo, so che molti bravi colleghi hanno preferito lasciare la Puglia per l’impossibilità soggettiva o oggettiva di poter fare carriera nei nostri atenei e ospedali. Veri e propri cervelli che sono andati via e stanno insegnando in Scuole di Specializzazione del Nord e Centro Italia formando altri medici, ma impoverendo la nostra Sanità.

E, allora, è arrivato il momento che ognuno faccia la propria parte, a cominciare dalla Regione. Qui non ci sono ‘colpevoli’ in assoluto, la responsabilità è abbastanza diffusa. Ora mi auguro che di fronte a un rischio così elevato si uniscano le forze e gli sforzi, per questo chiederò che in Commissione Sanità ci sia l’audizione del presidente Emiliano e dei due rettori delle Università di Bari e Foggia, in modo da intraprendere soluzioni comuni”.

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Redazione
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