Medici ed obiezione di coscienza, garanzia di servizi al pubblico e problema etico degli operatori. Il dibattito è aperto ed, in queste ore, molto sentito. Mentre da un lato (Cosimo Borracino per “Noi a Sinistra per la Puglia” ed Ernesto Abaterusso del Pd) si presenta una proposta di legge perchè anche in Puglia possano esserci regole certe per assicurare continuità delle prestazioni nei centri di aborto in tutta la Regione, con concorsi anche ad hoc, dall’altro lato (Luigi Manca, di Direzione Italia) sposta l’attenzione non tanto sui concorsi, ma su politiche di prevenzione e welfare.
“Già nel 2015 – spiega Abaterusso – il Consiglio d’Europa ha sanzionato l’Italia per la presenza di troppi obiettori negli ospedali che negano il diritto delle donne a interrompere la gravidanza.
Mi chiedo allora: quali garanzie ci sono per le donne che decidono di interrompere la gravidanza quando i dati dicono che in Puglia la maggior parte dei medici, degli anestesisti e del personale non medico si rifiuta di praticare l’aborto? La mancata applicazione della legge n. 194/78 determina, dunque, un doppia penalizzazione perché vìola un diritto sancito anche da un voto popolare e perché spinge le donne a rivolgersi a strutture private o a spostarsi in altre regioni o a tornare, nei casi peggiori, alla barbara pratica dell’aborto clandestino”.
“Per questo – conclude l’esponente del Pd – stiamo preparando una proposta di legge per garantire il servizio dell’IVG in ogni presidio sanitario pubblico assicurando la presenza costante di un numero adeguato di specialisti ginecologi non obiettori, nel totale rispetto della salute e della dignità della donna”.
Ma il dibattito sul tema è acceso.
“Oltre l’86 per cento dei ginecologi pugliesi che lavorano in una struttura pubblica – spiega Manca – sono obiettori di coscienza. Il medico contrario all’aborto è un medico profondamente convinto del valore della vita e io essendo ginecologo so bene cosa significa, per questo motivo spesso mi chiedo se, poi, alla base della scelta di dichiararsi obiettori ci sia anche un cammino parallelo da cattolico praticante o altro, ma questo sarebbe un altro discorso.
Ho seguito con grande interesse il dibattito che si èm sviluppato negli ultimi giorni sull’ospedale romano che ha indetto un concorso per medici non obiettori e francamente mi ha fatto sorridere la motivazione. Ora io mi chiedo: cosa impedisce al concorrente pur di avere il lavoro, di dichiararsi tale e poi di tornare a essere obiettore una volta assunto? Certo non potrebbe essere licenziato! E’ chiaro, quindi che il problema non può essere risolto o comunque affrontato in questo modo e sbaglierebbe la Regione Puglia se pensasse di emulare la Regione Lazio”.
E poi sempre il medico-politico spiega.
“L’aborto è sempre una scelta dolorosa per una donna. Nella mia lunga esperienza medica ho individuato le più frequenti cause che spingono a richiederlo: lo chiede la ragazza che non si sente pronta a essere mamma; lo chiede la mamma di una famiglia che pensa di non poter mantenere un altro figlio; lo chiede la donna in attesa di un feto malformato”.
“Tre approcci diversi all’aborto che richiedono tre attenzioni diverse da parte delle Istituzioni: la ragazza ha bisogno di avere più informazioni per prevenire la gravidanza, la mamma con altri figli di una stabilità economica più concreta e la donna che attende un feto malformato di saper accettare la vita non perfetta. Cosa serve per davvero? Si attivino politiche sociali utili a venire incontro a queste tre carenze e ci saranno meno aborti e quindi ci sarà meno bisogni di ginecologi che lo praticano”.
E nel particolare: “Ai ragazzi forniamo fin dalla scuola media informazioni utili per poter praticare sesso sicuro (oltre alla gravidanza esistono le malattie); alle famiglie offriamo più servizi all’infanzia, garantiamo asili nido a costi più ragionevoli o gratis, aiutiamo le famiglie numerose con politiche economiche vere insomma; alle donne alle prese con scelte difficili garantiamo supporti psicologici e cammini terapeutici e sociali continui, per cui se poi la mamma decidesse di mettere al mondo un bimbo con problemi fisici la famiglia non si sentirebbe abbandonata a se stessa. Insomma, il problema dei ginecologi obiettori non va risolto con concorsi ad hoc ma andando a monte del problema: dobbiamo ridurre gli aborti senza togliere nessuna libertà alle donne che vogliono farlo, magari organizzando una mobilità ospedaliera per i ginecologi non obiettori e riconoscendo a questi un’indennità per il maggior carico di lavoro”.











