HomeA modo mioMeritocrazia, questa sconosciuta

Meritocrazia, questa sconosciuta

E’ stata assunta a tempo indeterminato dalla JPMorgan a Londra -nella foto la sede londinese-  come Credit risk analyst.

Ha 24 anni. A Voghera, dov’è nata, ha conseguito la maturità scientifica con il massimo dei voti, la laurea in Economia e finanza alla Bocconi con 110 e lode, un Master in Risk management e Financial engineering all’imperial college di Londra con “distinction”.

Un curriculum di studi ineccepibile, ma in Italia alla cinquantina di domande di lavoro inoltrate, solo dieci colloqui. Finiti tutti con un “ci dispiace”, “vedremo in futuro” o un più secco e meno diplomatico “non interessa”.

Beatrice Villani, questo il suo nome, è ancora stupita dell’atteggiamento di tutte le grandi banche italiane. Non una che l’abbia ammessa ad un colloquio. Chiaro: titoli e capacità in Italia non contano assolutamente nulla.

Senza la raccomandazione pesante, quella del potente che conta e vuol contare, non si va da nessuna parte. Così, in realtà, questo Paese disgraziato, approva il Job Act e sbandiera dati di occupazione falsati, dal momento che non si contano i giovani licenziati, costretti a lavorare in nero per un paio di mesi e per poi essere riassunti dalla stessa ditta che, così facendo, potrà beneficiare degli sgravi previdenziali e fiscali previsti per i nuovi assunti.

In realtà, a prescindere dall’inefficacia del provvedimento legislativo sull’occupazione, è evidente che questo Paese ha imboccato la strada del fallimento. Non possono esserci conclusioni diverse se ci si accorge che la nostra maggior risorsa, i giovani valorosi, dopo che lo Stato ha speso per formarli cifre notevoli, anche se spesso insufficienti –scuola e cultura restano le Cenerentole del bilancio dello Stato italiano-, vengono letteralmente costretti a trasferirsi all’estero e a spendere lì le loro non indifferenti capacità produttive.

Fa particolarmente specie che l’intero sistema creditizio di questo Paese, super assistito dal Governo, non faccia nulla per trattenere in Italia le migliori risorse umane giovanili e non. I grandi istituti di credito da tempo hanno dimenticato come si fa la banca, preferendo non prestare denaro ai privati (industrie e famiglie), optando invece, senza rischi e faticose istruttorie, sull’investire piuttosto il denaro, ottenuto dalla banca centrale europea a tasso agevolato, nei redditizi titoli pubblici, creando in realtà un sistema “serpente che si morde la coda” e che finisce col tempo, inevitabilmente, col fagocitare se stesso.

Se non sei figlio di un bancario di un certo livello, il posto in banca te lo puoi scordare: e così cresce una classe dirigente incapace e smidollata.

Vedete futuro in questo, cari lettori?  Io francamente no.

Non me ne voglia il nostro Presidente del Consiglio.

Non credo che mi leggerà, per cui mi scanserò l’accusa di “gufare”  e “remare contro” la ripresa in atto nel Paese. A parte che mi chiedo quale film siano andati a vedere questi signori, perché io questa ripresa non la vedo e non la sento, nè la vedono e sentono  commercianti ed industriali, almeno qui nel sud del Paese, temo che il caso Beatrice Villani, oltre a non essere purtroppo un caso isolato, bensì piuttosto comune, rappresentando la normalità e non certo l’eccezionalità, abbia radici e motivazioni più profonde della semplice insipienza, dabbenaggine, incapacità di coloro che dovrebbero e potrebbero assumere e non lo fanno.

Il mio timore, maturato dopo una serie di colloqui con giovani valorosi, taluni occupati “per combinazione” esclusivamente grazie a concorsi vinti, è che quella classe dirigente che ha il compito di valutarli, essendo stata assunta per “calcio nel didietro del potente”, piuttosto che per merito, vede nei giovani davvero meritevoli un rischio enorme per se stessi e le proprie carriere basate sul nulla. Ovvio che li allontanino, che li tengano a distanza come appestati. E’ come nella cosa pubblica: in politica o nella dirigenza pubblica, dai ministeri, alle municipalizzate, passando per tutti gli enti intermedi del parastato, se non sei privo di etica, di senso morale e di dignità, se per caso potresti aver a cuore il bene pubblico e non considerarlo solo “la vacca da mungere” a beneficio tuo e del clan che ti appoggia, allora non devi assolutamente accedere ad un incarico pubblico e nella denegata ipotesi , che questo imperdonabile errore sia avvenuto, e questo delitto consumato, è assolutamente necessario che tu non faccia assolutamente carriera.

Motivazione: non sei funzionale al sistema.

Quale? Quello degli interessi privati a danno della collettività. Questo mi e Vi spiega, cari lettori, perché il Paese che ha il maggior numero di beni culturali, bellezze paesaggistiche ineguali al mondo, un clima benedetto (ma stiamo facendo l’impossibile per rovinarlo), dove il denaro dovrebbe sgorgare a fiotti dall’estero per finire nelle nostre tasche, sta nella situazione in cui si trova, con un debito pubblico stellare e con una sostanziale incapacità nel pubblico, ripeto, dal Governo centrale all’ultima municipalizzata o partecipata da un Comune, di mettere seriamente mano alla spesa pubblica, razionalizzandola ed incanalandola finalmente verso i fabbisogni reali dei cittadini.

Concludo riferendovi una sensazione, se volete un timore: non è che tutte queste riforme, che nei sondaggi suscitano chiaramente l’indifferenza della gente comune, sono sbandierate apposta per distrarci dal vero problema: un’economia che stenta a riprendere e marciare, una disoccupazione, in particolare giovanile,  alle stelle, corruzione dilagante e spesa pubblica fuori controllo? Vi ricordate la favoletta dei due ladri di qualsiasi paesotto delle nostre parti? Litigavano di giorno in piazza e la notte rubavano insieme.

Mi sa tanto, quando sento litigare i potenti di turno nei talk show, di stare ad assistere, magari un poco più in grande, alla stessa scenetta dei due ladri.

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