Omicidio di Paola Labriola. Il processo è tutto da rifare

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Rischia di allungarsi ulteriormente e di non trovare conclusione il processo a carico di alcuni dirigenti della Asl di Bari accusati di non aver posto in essere tutte le cautele necessaria per garantire la sicurezza sul luogo di lavoro.

L’inchiesta ed il conseguente processo prende il via dall’efferato e brutale omicidio della psichiatra barese Paola Labriola, uccisa da un paziente il 4 settembre 2013 con ben 70 coltellate nel centro di salute mentale di via Tenente Casale, nel quartiere Libertà di Bari.

Oggi, per la legge stessa ed una burocrazia che non concede spazi di manovra al buon senso, a quasi due anni dalla prima udienza, ricomincerà da zero il processo nei confronti degli allora dirigenti della Asl di Bari, accusati di aver omesso le cautele necessarie per garantire la sicurezza sul luogo di lavoro della dottoressa.

Il che significa, naturalmente, che in primo luogo agli imputati potrebbe non essere garantita la possibilità di difendersi e scagionarsi completamente dalle accuse in tempi brevi.

Dopo la sospensione dei processi per tre mesi stabilita per legge a causa della inagibilità del Palagiustizia di via Nazariantz che ha fatto saltare l’udienza del 20 settembre, si è tornati in aula oggi nell’ex sezione del Tribunale di Modugno dove, nel frattempo, è cambiato il collegio dei giudici dinanzi al quale si è celebrato il processo a partire dal febbraio 2017.
I difensori degli imputati non hanno dato il consenso alla ‘rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale’ e così a partire dalla prossima udienza del 29 novembre il processo dovrà ricominciare.

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