Papa Francesco a Bari, la visita nella città di San Nicola e i tanti messaggi

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Il motivo della visita di Papa Francesco a Bari è la situazione drammatica del Medio Oriente, come messo in evidenza in un comunicato della Santa Sede. Il Papa intende guidare una giornata di riflessione e di preghiera per rispondere alle difficoltà gravi di tanti fratelli e sorelle nella fede. Per far questo ha scelto un “luogo”, Bari che è una porta naturale verso Oriente, uno “strumento”, la preghiera attiva, uno “stile”, quello ecclesiale nel senso più ampio ed ecumenico, invitando i Capi di Chiese e Comunità cristiane di quella regione. Come tutte le scelte del Papa, la visita a Bari nella sua semplicità non è frutto di improvvisazione o di impulso, ma è costruita secondo un progetto preciso, coerente con il suo insegnamento di fedeltà al Vangelo.

Bari è costantemente luogo di pellegrinaggio da tutto l’Oriente grazie alla venerazione che le comunità cristiane conservano nei confronti di san Nicola. Quindi, la città è ben di più di una semplice porta aperta a est, poiché i pellegrinaggi delle chiese ortodosse e cattoliche ne fanno un luogo di incontro e di dialogo all’insegna della preghiera. Ecco perché il Papa ha congiunto riflessione e preghiera. Per noi baresi è un invito a uscire dal folklore e dai luoghi comuni e dar vita a un nuovo-vecchio stile di apertura, accoglienza e ospitalità, motivato da una dimensione trascendentale.

Non è la prima volta che Papa Francesco propone la preghiera attiva come strada per la riconciliazione e la pace. Proprio con riferimento al Medio Oriente, all’inizio di giugno del 2014 invitò in Vaticano il presidente israeliano Shimon Peres, il presidente palestinese Mahmoud Abbas e il Patriarca ortodosso Bartolomeo per invocare la pace, per pregare insieme ciascuno nella propria religione lo stesso Dio. Si realizzò un evento, che molti pensavano fosse molto difficile se non impossibile e che il Papa aveva proposto durante il suo pellegrinaggio in Terra Santa nel maggio dello stesso anno. Quel momento di preghiera ha messo in evidenza il ruolo primario e principale delle religioni nel contesto diplomatico internazionale; la preghiera, come strumento della diplomazia della religione ha, quindi, una funzione eminentemente pratica e allo stesso tempo attraverso la comune invocazione allo stesso unico Dio rende esplicita la dimensione di una fratellanza non del sangue o della ideologia o della razza, ma di origine divina. La centralità di Dio in tutte le azioni umane è il messaggio del Papa per cristiani e non. Quindi, le religioni non hanno come compito proprio quello di svolgere un’azione diplomatica fondata solo sulle capacità umane, ma quello di fare azioni tipiche all’interno del proprio “ordine” spirituale (come la preghiera), per favorire l’integrazione spirituale verso la costruzione di un nuovo ordine comune, partecipando alla costruzione della “città di Dio”, emblematicamente presente in Gerusalemme. Si può dire che è una forma di dialogo, che facilita la reciproca fiducia, la comprensione e il rispetto reciproco, che potrebbe anche favorire quelle azioni diplomatiche in senso stretto che spettano ad altri soggetti.

Infine, il Papa ha convocato a Bari le Chiese (cattoliche e ortodosse), che rendono presente l’unica Chiesa che ha come capo Cristo. La presenza di tutti i Patriarchi e i Capi delle Chiese del Medio Oriente, molti dei quali chiesero direttamente al papa una iniziativa del genere per soccorrere con iniziative di pace coloro che soffrono o che sono costretti a partire e cercare rifugio dalla violenza o dalle persecuzioni, offre proprio l’immagine di una Chiesa delle differenze ma unita e una nel nome di Cristo. Inoltre, la partecipazione del popolo di Bari (e non solo di Bari) evidenzia il carattere popolare della Chiesa e del suo agire. Per questo il Papa convoca i fedeli a sentirsi coinvolti in questo evento. Il Cardinale Sandri nella conferenza stampa di presentazione ha ricordato le richieste nel corso della loro visita a Roma di alcune Chiese, come ad esempio la Chiesa caldea e quell’assira d’Oriente, o di alcuni Patriarchi, come l’appello trasmesso nel febbraio 2016 dal Patriarca maronita Cardinale Béchara Boutros Raï a nome degli altri Patriarchi cattolici del Medio Oriente, riuniti in assemblea.

Con Papa Francesco a Bari pregheranno Bartolomeo I, Patriarca ecumenico di Constantinopoli, Theodoros II, Patriarca di Alessandria e di tutta l’Africa e Tawadros II, Patriarca di Alessandria. Un evento essenzialmente ecclesiale, quindi, semplice ma assolutamente profondo nella sua radicalità, che contiene tanti messaggi e specialmente il necessario coinvolgimento di tutti nel riconoscere che la preghiera è invocazione all’unico Dio di tanti fratelli e Chiese, che deve necessariamente precedere l’azione degli uomini (il momento di riflessione) nell’assunzione delle responsabilità per un cammino di pace e di ricostruzione di un nuovo umanesimo di pace.

di Gaetano Dammacco
Professore di diritto ecclesiastico,
Università di Bari

 

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