HomeCulturaPino Settanni, fotografia tra avanguardia e ritratto

Pino Settanni, fotografia tra avanguardia e ritratto

A Matera in questi giorni si celebra Pino Settanni, fotografo pugliese nativo di Grottaglie, sperimentatore e ritrattista tra i più noti a livello nazionale e internazionale. Presso Palazzo Viceconte, antico edificio nel cuore dei Sassi, è stato inaugurato il Museo della Fotografia a lui dedicato in cui è esposta gran parte dei suoi lavori, dalle prime produzioni, nella Taranto della seconda metà degli anni Sessanta, sino alle ultime, prima della prematura scomparsa avvenuta nell’estate del 2010.

Pino Settanni si avvicina alla fotografia da autodidatta nel 1966, iniziando ufficialmente la carriera due anni dopo con il primo ritratto (Padre materno, 1968); sono questi gli anni del lavoro come operaio all’Italsider di Taranto, centro non solo produttivo ma anche culturale in cui Pino Settanni inizia a maturare l’idea di poter trasformare una semplice passione in un autentico mestiere.

Nel 1973, lasciati Italsider e Taranto, decide di trasferirsi a Roma dove entra in contatto con un alcuni tra i più importanti fotografi italiani del tempo, da Claudio Abate e Antonio Sansone a Luigi Ghirri e Franco Vaccari. In seguito allo studio delle creazioni di Irving Penn, Urs Lüthi, Roger Cutforth, James Collins e, naturalmente, di Henri Cartier-Bresson e Ugo Mulas, Settanni abbandona il filone “neorealista” che aveva contraddistinto i suoi primissimi lavori per dedicarsi a un percorso di ricerca più sperimentale.

A partire dall’esempio di Man Ray e dalla sua doppia natura di pittore-fotografo, nel 1975 inventa i Voligrammi, una produzione a metà strada fra le due arti che verrà presentata anche al Centrosei di Bari nella mostra Cielo/Mare del 1976; partendo dallo studio del volo degli uccelli, immortalato dall’obiettivo della macchina, Settanni, colpito dal loro movimento simmetrico, traccia linee ortogonali che ne evidenziano le traiettorie: “Un giorno […] cominciai ad accorgermi di una singolare simmetria che caratterizzava gruppi di uccelli che avevo fotografato quasi per caso […] ne venivano fuori delle sconcertanti geometrie”.

Il 1977 è l’anno del fondamentale – quanto casuale – incontro con Renato Guttuso, con cui Settanni realizzerà una serie di libri fotografici, dalla Sicilia di Guttuso a Guttuso, fotografia quotidiana (1984), pubblicazione che raccoglie le immagini realizzate dall’artista tarantino durante il periodo passato come assistente e fotografo personale del maestro di Bagheria. Da questa collaborazione Pino Settanni trarrà una preziosa indicazione per i futuri sviluppi del suo linguaggio stilistico e formale, improntato da allora a un maggiore uso del colore.

Alla fine degli anni Ottanta, dopo un’importante esperienza vissuta a Parigi, Settanni acquisisce la fama di ritrattista realizzando i celebri Ritratti in nero, 77 dei quali riportati in un libro pubblicato nel 1989, una prestigiosa galleria fotografica nella quale, su un fondo completamente nero, si stagliano volti e profili di personaggi famosi, da Federico Fellini a Marcello Mastroianni, da Alberto Moravia a Lina Wertmüller, da Roberto Benigni a Massimo Troisi.

È una vita intensa, quella di Pino Settanni, contraddistinta da una sensibilità eclettica e versatile che lo porta a produrre opere di diversa natura, dagli esoterici e teatrali Tarocchi (1994) ai documentari sull’Afghanistan realizzati nel 2002 e 2003 per la Rai; una storia personale e artistica che oggi ha la sua giusta vetrina – purtroppo non in Puglia – in cui poter osservare, e apprezzare, il lavoro di un affascinante fotografo ed esteta pugliese.

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