Luigi Vitali, Commissario ad acta per la Puglia di Raffaele Fitto. Cosa significa subentrare ad una gestione che ha abbracciato tre lustri, e scompaginare le carte?
“Quando ho accettato dal Presidente Berlusconi la proposta di fare il segretario regionale del partito in Puglia non immaginavo lontanamente quale situazione avrei trovato. Da diversi anni rivestivo già il ruolo di coordinatore provinciale di Brindisi e nella mia provincia c’erano sedi, organismi ed attività di partito. Pur tra mille difficoltà e grazie alla collaborazione dei parlamentari e dei consiglieri regionali del mio territorio abbiamo cercato, come meglio abbiamo potuto, di mantenere alta la bandiera di Forza Italia. Non potevo assolutamente pensare che quella che ritenevo una appena sufficiente attività di partito in terra di Brindisi diventasse di eccellenza in rapporto al resto della regione. Nel capoluogo di regione non ho trovato la sede del partito. Né l’ho trovata a Foggia (seconda città della Puglia e nella quale il sindaco è di Forza Italia) ed in molte altre realtà territoriali. Gli organismi di partito erano solo sulla carta: Alcuni dirigenti non sapevano di esserlo. Assemblee, riunioni e dibattiti interni assolutamente inesistenti. Il partito era organizzato a piramide. Al vertice c’era l’on. Fitto che esercitava il suo potere anche di controllo attraverso i segretari provinciali, per lo più parlamentari, che, a loro volta, si avvalevano dei loro fiduciari. Merito, militanza, condivisione e partecipazione erano disattese: Valeva il principio dell’appartenenza. Tutti i forzisti della prima ora erano stati allontanati o emarginati o avevano preferito lasciare la politica o il partito per gli atteggiamenti ostruzionistici dei vertici. Nei posti chiave vi erano gli uomini di Fitto che provenivano dalla sua esperienza di leader del PdL. Chi era riuscito a sopravvivere politicamente era qualche rappresentante della vecchia AN grazie a rapporti personali con i leader di quel partito transitati prima nel PDL e poi in F.I.”
“Si comprenderà – sottolinea Vitali – come non sia stato facile intervenire in questa situazione dove parlamentari, gran parte dei consiglieri regionali e molti rappresentanti locali erano parte integrante della catena di comando di Fitto. Ma, dopo poco più di un mese, ho ricostituito le figure dirigenziali del partito dopo una campagna di ascolto che non si era mai avuta. Da oggi ogni scelta sarà improntata al merito, al consenso ed alla affidabilità. Autonomia decisionale e principio di responsabilità. Chi ha responsabilità decide. Chi sbaglia paga”.
Si è persa due volte la Regione contro Vendola e per due volte contro Emiliano a Bari che ora mira a sconfiggervi ancora. Silvio Berlusconi le ha dato fiducia per fare cosa? Con quali ricette si può battere il centro-sinistra?
“Anche qui va fatta chiarezza. Oggi si gira l’Italia accusando Berlusconi di aver perso 9 milioni di voti negli ultimi anni e riconoscendogli il merito di aver vinto da solo nel 2001 e 2008 e di aver rischiato, sempre da solo, di vincere nel 2006 e 2013. Però si tace sulle due sconfitte di seguito alla Regione Puglia e sulle tre di seguito al Comune di Bari: come se anche queste fossero colpa (sic!) di Berlusconi e non, invece, di chi ha operato scelte tardive e sbagliate. Ma tant’è!”
“Berlusconi – dice Vitali – mio tramite, vuole riportare in Puglia lo spirito del ‘94: la politica come missione e non come mestiere. Largo ai giovani ed alle donne capaci (e ce ne sono); Avvio di un graduale ricambio della classe dirigente; ricostituzione e rifondazione dei moderati e del centrodestra pugliese oggi diviso non da problemi politici ma da beghe personali. Basti pensare che cinque anni fa si preferì perdere con Palese piuttosto che cercare di vincere con la Poli Bortone. Questo non potrà più avvenire in futuro. La ricetta per battere il centrosinistra è semplice: Stare insieme ed uniti? La Puglia è di centrodestra ed i risultati alle politiche dal 1994 ad oggi lo dimostrano. Perdiamo quando ci dividiamo o facciamo prevalere risentimenti personali”.
Qualche settimana fa il movimento “Noi con Salvini” ha visto il suo debutto a Bari, con il Senatore Volpi e l’On. Attaguile. Vi siete sentiti? Ci sono margini di alleanza? Lei come ritiene questa discesa della Lega al centro-sud?
“Non ci siamo incontrati con i rappresentanti leghisti. Con loro è possibile collaborare ma a condizione che ritorni un’alleanza organica a livello nazionale. Le elezioni regionali sono un importante banco di prova. Se si ristabiliscono i giusti rapporti con la Lega di Salvini si può pensare a collaborazioni anche locali. Diversamente ognuno per la sua strada.
L’On. Fitto ha preso più di 300mila preferenze alle ultime Europee e da sempre ha goduto di un ottimo supporto elettorale. Politicamente, come spiega il venir meno della sua squadra? In fondo, il partito in Puglia è quello che ha tenuto meglio, nonostante le mancate vittorie a cui abbiamo accennato prima.
“Raffaele Fitto è stato fino a qualche mese fa anche il mio riferimento politico. Lo era perché a quel ruolo lo aveva indicato il presidente Berlusconi. Io ero e sono berlusconiano e sono diventato fittiano perché Berlusconi mi ha chiesto di esserlo. Oggi constato che io sono rimasto tale ma forse Fitto non è più berlusconiano. Mi spiace ma questo è un suo problema. Quando si sta in un partito si accettano le regole e soprattutto la leadership. Quando non si condividono più né le une né le altre bisogna essere consequenziali. Ma non voglio eludere la sua domanda”.
“Oggi – conferma Vitali – ci aspetta una competizione difficile ma alla nostra portata. Ognuno deve fare la sua parte e Fitto deve capire che non è più il padre padrone del partito in Puglia. I suoi uomini devono riconoscere Berlusconi e le sue scelte o trarne le conseguenze. Le liste, come sempre, le fanno il segretario regionale ed il Presidente Berlusconi: ed i candidati a loro devono richiedere la candidatura. Fitto, come ha sempre fatto da dieci anni a questa parte, deve fare una sua lista a supporto del candidato presidente. Ma nessuno, nemmeno Fitto, può imporre diktat. Se tutto questo non avverrà i pugliesi sapranno individuare il responsabile”.
L’hanno definita “Sceriffo”, allora il partito era un “Far West” per averne bisogno?
“Mi hanno definito sceriffo, king kong Caterpillar ecc. Il problema è molto semplice. Sono per il rispetto delle regole e non faccio sconti a nessuno. Ma sono il primo a rispettarle. Un esempio? Nel 2013 non sono stato ricandidato perché avevo alle spalle 4 legislature. Qualche collega ha ottenuto la deroga. Io no. Ho accettato la regola. Sono rimasto al mio posto facendo la campagna elettorale come se fossi candidato. Altri sono andati via sbattendo la porta o passando in altri partiti. Io mi sono adeguato. Se questo significa essere sceriffo lo sono”.
Il commissario Vitali non si è risparmiato in nessun tema e noi di Pugliain.net lo ringraziamo per questo, mentre le fibrillazioni non accennano a fermarsi. I vertici romani di Forza Italia non hanno gradito la “bontà” di Schittulli nell’eventuale suo venir meno come candidato, in presenza di Raffaele Fitto alle Regionali. E questa eventualità ha fatto sì che trapelasse un nuovo possibile schema da Arcore, lanciare Vitali come anti-Fitto rendendo insanabile la frattura nel centro-destra.
Twitter @andrewlorusso












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