Politiche 2018: Berlusconi viaggia nel tempo

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Potrebbe essere il titolo di un film, in effetti Silvio Berlusconi ha la capacità tautologica di fermare le lancette del tempo, lui sa spaziare tra passato già visto, presente e futuro in cui promettere, senza sbalzi logici né conflitti di coscienza.

Come con le sue televisioni, possiede il telecomando della politica, cambia i canali di comunicazione dell’agenda, detta la linea, costringe gli alleati a rincorrerlo e gli oppositori a smentirlo. Il Cavaliere non è più in VHS, ha un partito decoder su cui registra i nastri del vecchio sé e li rilancia.

L’unica differenza con qualunque altro italiano in pantofole nel salotto di casa, è che le sue clip nostalgiche, sono in onda in tutte le abitazioni. Può essere interdetto da un Tribunale, avere sfondato la soglia degli 80, o avere guidato quattro esecutivi, non è importante, qualunque cosa lui dirà è nuova e ha la freschezza di una promessa valida.

Rinasce dai suoi lifting, un loop infinito ma ancora efficace se, i sondaggi, portano Forza Italia come primo partito della coalizione di centrodestra. Fosse per un soffio, fosse incerto, fosse con un Matteo Salvini che ventre a terra e buona lena lo tallona come non mai.

Comunque c’è, Silvio c’è, tiene banco, ruba le proposte, vedere Flat Tax: Tutti parlano del progetto degli azzurri. Magia? Potere economico? Mediatico? Carisma che trascende ogni logica?

Una volta  l’ex Premier definì gli elettori: “Ragazzini di quattordici anni, nemmeno tanto intelligenti.” Effettivamente se andassimo come Stivale ad una seduta psicologica, scopriremmo che la nostra voglia di dolci bugie è una gabbia dorata, atavica e congenita.

Però in un Paese in affanno, con le bollette della luce che spengono i buoni propositi, non ci possiamo pagare la seduta sul lettino, e allora ci adagiamo nel salotto della D’Urso, o di Bruno Vespa dopo, ancora, 17 anni, per appiopparci il “Contratto con gli italiani.”

In studio mancava un legale,  uno che spiegasse le clausole vessatorie, gli artifici e gli inganni di questi anni, la rescissione contrattuale per mancata “rivoluzione liberale”, insomma qualcuno che diffidasse a sottoscrivere una valanga di contratti già inapplicati.

Un grande giornalista, che aveva sbagliato nel breve ma non nel lungo periodo sulla parabola berlusconiana, tale Indro Montanelli, disse: “L’Italia aspettava da tempo un Berlusconi, lo desiderava. E Silvio, tra i Berlusconi presenti, era il migliore.”

E che l’Italia sia stanca e senza inventiva spiega il fatto che, dal ’94, non abbiamo più sfornato nessun leader.

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