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Quando a Bari venne costruito il Monumento Ossario degli eroi della Grande Guerra

Nei primi anni del 1920 fu eretto, nel cimitero di Bari, un monumento “Ossario degli Eroi”, per accogliere i caduti della Grande Guerra.

L’opera fu commissionata al giovane architetto barese Saverio Dioguardi: l’artista volle che il suo aspetto fosse semplice, solenne ed austero, perché potesse ricordare la severa e grandiosa figura dei tanti “eroi” che avevano perso la vita in guerra.

Il Monumento si compone di due parti distinte.

La parte bassa è interrata per due metri e mezzo di profondità e costituisce l’Ossario: ospita i loculi contenenti i resti mortali dei soldati. Ogni loculo è chiuso da una lastra di marmo che porta incisi il cognome, il nome, il grado e la data della morte del caduto.
La serie dei loculi è interrotta da due grandi targhe in marmo: in una è scolpito il Proclama con cui Vittorio Emanuele III dichiarò la guerra; la seconda il Bollettino della Vittoria sottoscritto da Armando Diaz.

La seconda parte del monumento, quella alta, presenta un arco sul quale Dioguardi volle fosse scritto: “Vivono e vivranno”. All’arco si accede tramite un’ampia scalinata che consente l’accesso ad un’ara per la celebrazione dei riti religiosi.
Completano la struttura due bronzei tripodi, sorretti da due maestose aquile fuse in bronzo.

I resti di tutti i caduti furono trasportati all’Ossario, dai luoghi dov’erano sepolti, con lunghi e commoventi viaggi di saluto.
Alla fine, i viaggi furono dieci e si svolsero il 24 aprile, il 18 maggio, l’11 settembre, il 4 ottobre e il 19 dicembre del 1920. L’ultimo carico arrivò il 24 maggio 1925 e, con quello, si raggiunse il numero di 3000 soldati, quanti erano stati, alla fine della guerra, i caduti della Terra di Bari.

I loculi di coloro che erano risultati dispersi rimasero vuoti, con la sola indicazione del nome, del cognome, del grado e del luogo e della data della presumibile dispersione.

L’Ossario fu inaugurato il 19 gennaio 1924 da Vittorio Emanuele III, re d’Italia.

Secondo i giornali dell’epoca, il monarca percorse il grande viale che porta all’Ossario tra fitte ali di mutilati e di drappelli armati del X Fanteria.

Dopo la cerimonia, durante la quale furono intonati solenni canti dal coro della Basilica di San Nicola, il Re tenne un discorso nel quale sotolineava come quei caduti avessero scritto “la più bella pagina della storia d’Italia”.
Seguì un lungo silenzio, durante il quale Vittorio Emanuele apparve assorto in un profondo raccoglimento. La fanfara del X Fanteria intonò la “Canzone del Piave”.

Al termine della cerimonia, raggiunsero il palco reale il Delegato regionale dell’Opera Mutilati, capitano Losa e il Presidente della Sezione di Bari, Emanuele Panza, il quale aveva riportato l’amputazione di una gamba nel conflitto.
Monsignor Del Buono benedisse l’opera mentre il coro intonava, fra le lacrime dei parenti e dei reduci di guerra, il “ Libera me, Domine”.

Il Monumento Ossario di Bari è solo il più rappresentativo dei tanti monumenti ai caduti in guerra eretti in Puglia.

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Antonio Verardi
Antonio Verardi
Storico dell’Arte. Ha collaborato con il Museo Pecci di Prato. Ha svolto attività di ricerca per la Facoltà di Lettere e Architettura. E’ docente di letteratura italiana, storia e storia dell’arte. Perito ed esperto per la Camera di Commercio di Bari è iscritto all’Ordine Nazionale dei Giornalisti dal maggio 2011.

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