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Quel furbacchione di Nichi ci riprova: ricorso alla Corte contro la legge elettorale

Prendersi i meriti smarcandosi dai demeriti. Al presidente Vendola, ed ai rappresentanti di Sel, non è andata proprio giù la soglia di sbarramento all’8%, cosa che di fatto costringerebbe il partito ad una lunga e difficile rincorsa per garantirsi la permanenza in Consiglio regionale, oppure ad un accomodante accordo con il Partito Democratico per entrare in coalizione. Meglio allora accusare il Pd e guadagnare punti (politicamente parlando) rimettendosi in allineamento con l’attegiamento nazionale, dimenticando che in questi 10 anni si è governato insieme in stretta, strettissima collaborazione e pieno accordo. Come se in questi giorni si fosse interessato alle cose della Puglia, e non alle trattative nazionali con (contro) il Governo di Matteo Renzi, all’improvviso Nichi Vendola torna a gamba tesa sulla legge elettorale approvata la scorsa settimana dal Consiglio Regionale della Puglia.

Definendo i consiglieri (tutti insieme, maggioranza ed opposizione) “cavernicoli”. Al presidente non è andata giù l’assenza di qualunque previsione sulla parità di genere, nè sulla doppia preferenza, motivo che lo ha portato fuori dell’aula giovedì scorso durante l’approvazione finale dell’articolato legislativo.

“Qualche giorno fa – ha scritto Vendola – il Consiglio regionale pugliese ha scritto una brutta pagina di storia. Un Consiglio composto al 95% da maschi, davanti alla sfida della parità di genere, ha fatto una retromarcia cavernicola. La nuova legge elettorale non prevede né la doppia preferenza né il 50/50 nella composizione delle liste. Fissa inoltre all’8% la soglia di sbarramento per i partiti fuori coalizione. Davanti a questa ferita alla democrazia faremo la nostra battaglia: SEL ricorrerà alla Corte Costituzionale”.

Non una parola quando era il tempo di parlare, da parte del quasi ex presidente della Giunta Regionale, che approfitta, da vecchio furbacchione della politica, della legge elettorale pugliese per smarcarsi, forse definitivamente, da quell’inganno che negli ultimi anni lo portava a Roma ad attaccare il Governo Renzi, ed a Bari a sedere in giunta con i rappresentanti proprio di quel renzismo che gli risulta difficilmente digeribile.

Dunque, molto meglio lasciare che il Consiglio regionale faccia il papocchio, per poi dargli in testa e smarcarsi politicamente per il suo futuro assetto nazionale. Tanto ormai la Puglia per lui rappresenta il passato.

Ora annuncia ricorso alla Corte Costituzionale. D’altronde conosce bene le aule della Consulta, considerando tutte le bocciature che si è preso durante gli ultimi 10 anni di reggenza della nostra regione.

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Roberto Mastrangelo
Roberto Mastrangelo
Coordinatore Redazionale del progetto PugliaIn.net. Socio fondatore dell'Associazione Scritture Digitali, in passato giornalista per il Movimento, Roma, il Patto, il Resto, l'Indipendente, Puglia d'Oggi, Cerca la domanda scomoda da fare nel momento peggiore.

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