HomePoliticaReferendum. Renzi: "demagogia, in politica bisogna saper perdere". Emiliano: "rispetta chi è...

Referendum. Renzi: “demagogia, in politica bisogna saper perdere”. Emiliano: “rispetta chi è andato alle urne”

Alla fine tutti soddisfatti? Non proprio. A perdere è stata, forse, la democrazia ed un istituto, quello referendario, che rischia ogni giorno di allontanarsi sempre di più da ogni logica politica ed elettorale italiana: con una normativa che in primo luogo ne rende complicata l’efficacia, quindi di fatto perfino inutile lo svolgimento, considerando che fin troppe volte il voto popolare è stato sistematicamente ignorato.

Quasi un italiano su tre (tra tutti gli aventi diritto) si è recato alle urne, solo in Basilicata si è superato il quorum, e generalmente si è votato più al Nord che al Sud. Ed alla fine tutto resterà così com’è stato deciso dal Governo.

Chi gode di una concessione potrà continuare a sfruttarla senza controlli nel merito e senza termini, il Governo può sbandierare e cavalcare l’astensionismo, chi voleva il referendum insisterà sull’alta percentuale del Si uscita dalle urne.

Ma una cosa è probabile: all’interno del Pd i rapporti rischiano di non essere quelli di qualche mese fa, e tutto verrà rimescolato a breve, quando i nodi dovranno giocoforza arrivare al pettine, anche congressualmente parlando.

“Più di quindici milioni di persone, con il loro voto al Referendum, hanno dato un indirizzo chiaro sulle politiche energetiche e industriali e, soprattutto, hanno detto che il mare va rispettato.
Il numero dei votanti è stato altissimo se paragonato ai risultati delle elezioni amministrative o europee.  Chi governa deve sempre ascoltare quella voce che arriva dai cittadini e dalle cittadine”.

A parlare, il giorno dopo l’esito (negativo) del referendum proposto da alcune (9) Regioni sulla durata delle concessioni petrolifere entro le 12 miglia dalla costa è Michele Emiliano, presidente della Giunta regionale Pugliese e tra i principali sostenitori del Si. I dati del Viminale indicano, infatti, che l’affluenza finale è stata del 32,15% degli elettori, ben al di sotto della metà dei voti più uno necessari per dare efficacia al voto.

“Non si deve trasformare questa pagina di democrazia in una contesa personale, al solo scopo di evitare di entrare nel merito della questione. Ci sono scelte impattanti sull’ambiente, sul mare, sull’interesse pubblico che vanno prese sulla base di un preciso indirizzo popolare o di un programma condiviso dagli elettori. Un indirizzo che finalmente ieri è arrivato e che va rispettato”.

Un esito che alla fine lascia con l’amaro in bocca tutti quelli che si sono impegnati nella campagna referendaria, e che ha portato Matteo Renzi ad esultare viralmente su twitter con un “Risultati ottimi. I lavoratori hanno vinto, qualche consigliere regionale ha perso. Adesso al lavoro per un’Italia più forte”.

“Gli sconfitti ci sono – ha poi spiegato Renzi – hanno dei nomi e dei cognomi. Qualche consigliere regionale, qualche presidente che ha cavalcato a tutti i costi questo referendum per esigenze personali”. E che avrebbe provocato l’inutile spreco di denaro pubblico “oltre 300 milioni di euro. Non avremmo potuto accorpare il referendum con le amministrative neanche se avessimo voluto perché una legge non ce lo permette” (ma non era Renzi il paladino delle riforme, del risparmio a tutti i costi, dei tagli inutili? E da quando il Governo non può, se pure ci fosse il caso di impossibilità per legge, modificare una legge?).

Il riferimento politico del Premier è chiaro, ed è tutto interno al Partito Democratico: la traduzione, infatti, potrebbe ben essere qualcosa di simile a “io ho vinto ed ho imposto il mio volere agli italiani, Emiliano non è nemmeno andato vicino al quorum, ci ha fatto perdere tempo e soldi, ora stia zitto”.

Una contesa, un contrasto tra due persone che non si sono forse mai piaciute, che in queste ultime ore rischia di produrre una escalation tutta istituzionale.

E, infatti, proprio sull’interpretazione del voto che si riaccende la polemica politica (da un lato minoranza dem, Sinistra, FI e M5S; dall’altra il Pd dei renziani). Per il premier i numeri rappresentano un “risultato netto, chiaro, superiore alle aspettative: L’Italia ha parlato – spiega – Questo referendum è stato respinto”. E poi Renzi prova ad interpretare il pensiero dei proprio avversari: “Ora ci sarà la solita triste esibizione dei politici vecchio stile che dichiarano di aver vinto anche quando hanno perso. In politica bisogna saper perdere“.

Il riferimento, ancora una volta, è diretto senza troppi giri di parole proprio a Michele Emiliano, che si è schierato in prima linea (con al fianco tutto il Pd pugliese) contro le indicazioni dell’esecutivo e del partito a livello centrale.

E proprio Emiliano ribatte colpo su colpo alle bordate che gli arrivano da Palazzo Chigi. “I 14 milioni di elettori sono più dei voti presi dal Pd alle Europee. Renzi impari a rispettare chi come me è stato eletto dal popolo”.

E poi, sul risultato referendario: “Macché sconfitta, abbiamo frenato le lobby”, aggiunge il governatore”.

Dalle opposizioni un assist proprio ad Emiliano arriva da M5S, in prima linea nella campagna referendaria. Beppe Grillo ha voluto ringraziare gli italiani che si sono recati alle urne e rilancia la propria proposta di eliminare il quorum minimo per i referendum abrogativi.

Banner donazioni

Telegram PugliaIn

Per seguire in tempo reale tutte le news iscriviti gratuitamente al nostro canale Telegram

Roberto Mastrangelo
Roberto Mastrangelo
Coordinatore Redazionale del progetto PugliaIn.net. Socio fondatore dell'Associazione Scritture Digitali, in passato giornalista per il Movimento, Roma, il Patto, il Resto, l'Indipendente, Puglia d'Oggi, Cerca la domanda scomoda da fare nel momento peggiore.

Ultimi Articoli

spot_img
spot_img