Potevano essere tante le opzioni sul tavolo, a cominciare dalle sempre acclamate primarie da parte di Fratelli d’Italia e Lega, fino alla discesa nell’arena dei due titani emergenti nel frammentato panorama destrorso: Meloni per Roma, Salvini per Milano. Ma una gravidanza ha arrestato la prima, e per il secondo il richiamo della tanto amata “Madonnina” può attendere visto il totale impegno a livello Nazionale. Così ancora una volta, nel 2016 come nel 1994, è stato Silvio Berlusconi a dare le carte sui tavoli più importanti.
Non ha più i consensi di un tempo, non ha più il sostegno plebiscitario e si trascina dietro un partito dilaniato, desolato e vuoto di contenuti e personalità forti. Ma Silvio basta a sé stesso come disse lucidamente ai tempi della discesa in campo Montanelli: “L’Italia attendeva da tempo un Berlusconi. E Silvio tra i Berlusconi presenti, era il migliore.” Dovrebbe essere una citazione anacronistica per i tempi odierni eppure il filo di Arianna per uscire dalle sacche dell’indecisione lo tiene ancora lui, calando Stefano Parisi per Milano e Guido Bertolaso per Roma.
Due manager, due persone che vengono dalla società civile, in modi diversi. Bertolaso per Roma soprattutto, da deus ex machina della Protezione Civile a candidato unitario dei tre leader che però paiono avere frantumato più che mai l’area. Ancora una volta non c’è il primato della politica, lo scatto d’orgoglio e di dignità di una classe dirigente che, specie nella Capitale, poteva dare l’imprinting a questa campagna elettorale.
Così nel pazzo mondo delle identità, finisce che Gianfranco Fini fa un endorsement per l’acerrimo nemico Francesco Storace: “Se dovesse candidarsi, raccoglierebbe consensi importanti.” E la costellazione della croce celtica invece tappezza di manifesti la città: “Roma ha bisogno di un Sindaco di CasaPound.”
Si è persa la capacità di fare sintesi e di difendere la tradizione e i valori di una storia che si può assaporare ancora nei guanciali delle Osterie romane, ma che tra Congressi, guerre fratricide e tesseramenti non vede più sorgere leadership e guide.
Basti pensare che nel ’93 Fini (Segretario Nazionale dell’allora MSI) raccolse il 35% delle preferenze e nel 2008 Gianni Alemanno, esponente di spicco della destra sociale, con il 53.7% si insediò al Campidoglio. Sicuramente altri tempi, ma se è vero che la destra guarda alla tradizione, che riscopra quella vincente.











