Si sono conclusi nel tardo pomeriggio i lavori odierni del Consiglio regionale nel corso dei quali si è sviluppata una discussione generale molto articolata e partecipata sul disegno di legge di riforma dei Consorzi di bonifica commissariati.
A consuntivo, sono stati presentati 251 emendamenti, 200 dei quali a firma di Nino Marmo (FI), 15 ad iniziativa del gruppo M5S ed alcuni anche dalla maggioranza.
Per Fabiano Amati (Pd) “noi, per tanti anni, ci siamo posti a supplire le insufficienze della proprietà privata, ai sensi dell’articolo 44 della Costituzione. Dire oggi qui, o come è stato detto in tante altre occasioni, che noi dobbiamo andare incontro agli agricoltori, significa non tener conto che questa materia c’entra in maniera accidentale con l’agricoltura, se non nella prospettiva di un’imposizione a carico della proprietà privata, affinché si bonifichi la terra”.
“Le riforme precedenti si bloccavano continuamente sul presupposto che la Regione fosse la cassa dei Consorzi di bonifica. Ci siamo anche inventati le partite di giro e non erano nemmeno partite di giro perché non ne potevamo più con i contributi. Passammo alle anticipazioni, le mettemmo nei residui attivi. Poi non si poteva sostenere nemmeno questo e le abbiamo messe nelle partite di giro e alla fine questa vicenda i cittadini pugliesi la pagando per quattro o cinque volte”.
Sabino Zinni (capogruppo Emiliano sindaco di Puglia) ha sottolineato come “evidentemente, a sentire le opposizioni, abbiamo fallito miseramente. Io penso che, invece, abbiamo prodotto qualcosa che rappresenta un tentativo molto serio di non nascondere la cenere sotto il tappeto, come è stato fatto da molto e molto tempo a questa parte. I debiti bisogna che qualcuno cominci a pagarli, questo è inevitabile”. “Il ripianamento della debitoria, che è sempre stato fatto pacificamente dalla Regione, è un dato, ma siamo tutti convinti che bisogna, però, mettere mano a questa materia”.
“Noi siamo consapevoli – ha proseguito Zinni – del fatto che stiamo votando un disegno di legge molto importante e molto atteso dalla comunità pugliese. Quando capita – non capita sempre – bisogna avere l’accortezza di alzare le antenne e di capire realmente quali sono le scelte migliori da fare”.
Marco Galante (Movimento 5 stelle) ha invece detto come “non si può continuare in questo modo. Siamo consapevoli che abbiamo il dovere di contribuire al dibattito perché lo chiedono tutti. Lo chiedono gli agricoltori, lo chiedono i dipendenti dei Consorzi. La debitoria che era una cosa particolare, tutti l’hanno detto, appartiene a questo problema dei 630. Noi abbiamo sostenuto che è stata colpa della politica in generale, senza andare ad additare le persone per nome e cognome, ma è chiaro che è stata l’inefficienza, l’inerzia di esattamente 13 anni”.
“Il problema politico è che voi non siete stati capaci, anche adesso, con questa riforma, di spiegare perché pagare i 630. Noi lo abbiamo chiesto più volte. Se volevate convincere i cittadini, anche giuridicamente, a livello tributario, avete lasciato nelle mani di un Commissario che non ha fatto niente. Questa riforma non ha visto il coinvolgimento di nessuno. Come qualsiasi cosa, l’avete creata e messa in campo all’improvviso”.
Duro Nino Marmo (FI). “È in atto la disarticolazione dei Consorzi. È dal 2005 che tutto è fermo perché si volevano distruggere i Consorzi di bonifica, perché si voleva raggiungere un altro obiettivo, e ciononostante abbiamo dovuto tutti quanti sostenere quelle che sono state le erogazioni per funzioni che sono della Regione e che venivano attribuite ai Consorzi. Noi daremo battaglia su questo provvedimento, perché abbiamo l’orgoglio di dire che, prima di dichiarare defunti i Consorzi, dobbiamo fare in modo che questi possano riorganizzarsi. Questo disegno di legge è una finzione giuridica, perché non c’è alcuna riforma organica. Non c’è nulla. La parte sana di questo disegno di legge è l’avvio dei procedimenti per l’eliminazione della debitoria. Per quanto riguarda la norma finanziaria, quando con la variazione di bilancio sono stati attinti dal fondo “nuove leggi” 7 milioni di euro e attribuiti ai Consorzi perché potessero pagare gli stipendi, l’assessore aggiunse che si sarebbe provveduto, con la riforma, a dare anche gli altri 7,5 milioni. Allora, se all’approvazione di questa legge i 7 milioni residui sul capitolo delle nuove leggi vengono poi trasferiti ai Consorzi per i pagamenti dei debiti di quest’anno, della gestione di quest’anno, dei pignoramenti che hanno avuto quest’anno, dell’acqua e delle riparazioni che hanno fatto quest’anno, allora vuol dire che i 7,5 milioni vanno alla gestione ordinaria 2016 e al pagamento degli stipendi, delle utenze e delle riparazioni, nonché dei fornitori, che hanno il diritto di essere pagati per aver rimesso in sesto i pozzi. Tutte queste cose chi le deve fare?”.
Per Paolo Pellegrino (La Puglia con Emiliano). “La Commissione d’inchiesta sui Consorzi di bonifica ha evidenziato la necessità di riformare l’intero sistema Se questa è una delle motivazioni che ha indotto il Governo regionale a presentare il disegno di legge l’altra è l’impegno assunto in sede di discussione del bilancio del 2015 di redigere un disegno di legge di riordino dell’intero sistema. Questa giornata avrebbe dovuto rappresentare il trionfo dell’armonia, ma non mi sembra di riscontrarla in Aula con l’annuncio di centinaia e centinaia di emendamenti. Non mi esprimerò sul disegno di legge in generale perché essendoci così tanti emendamenti mi sembra opportuno che maggioranza e opposizione facciano sintesi”.
Infine Domenico Damascelli (FI). “Siamo difronte ad una “pseudoriforma” dei Consorzi di bonifica, che non garantisce una gestione efficiente della risorsa irrigua, ma la frammenta prevedendone l’affidamento sia ai Consorzi non commissariati, sia all’Acquedotto Pugliese che all’ARIF. I Consorzi di bonifica sono da sempre per il Paese un ottimo strumento al servizio del mondo agricolo, laddove però al pagamento di un tributo corrisponde l’erogazione di un servizio effettivo, cosa che invece non avviene in Puglia. Non possiamo riversare colpe a chi ci lavora, nel modo più assoluto. Abbiamo, però, il dovere di richiamare alle responsabilità chi avrebbe dovuto evitare uno sperpero continuo di denaro pubblico, che ha tolto dalle tasche dei cittadini pugliesi centinaia di milioni di euro. E dopo aver azzerato il debito con queste norme straordinarie, molto disorganizzate, molto eterogenee, come si farà a evitare ulteriori perdite? Le perdite non sono dovute alla mancata corresponsione del tributo 630 o ad un costo dell’acqua irrisorio che avvantaggia gli agricoltori. Le perdite sono dovute agli sprechi, a una gestione clientelare dei Consorzi di bonifica, utilizzati dalla politica come carrozzoni, a danno degli agricoltori. E questo provvedimento, piuttosto che proporre migliorie, all’articolo 9, prevede un riallineamento, un adeguamento delle tariffe, cioè un nuovo balzello a carico degli agricoltori, che già subiscono da sempre continui aumenti delle tariffe insostenibili da parte dei già magri bilanci del settore agricolo. Parliamo di una perdita, di un disavanzo di circa 200 milioni di euro, di cui il 38 per cento, stando alle relazioni, stimati per i costi di bonifica”.
E poi continua Damascelli.
“Ma quale bonifica? I canali che sono tutti ostruiti, le strade completamente dissestate, impercorribili anche con i trattori. Noi stanziamo milioni di euro perché riteniamo che si debbano pagare gli stipendi dei dipendenti, sia quelli a tempo indeterminato che quelli a tempo determinato, per i quali ho preparato un emendamento. Restano tuttavia perplessità sul come si voglia procedere alla riduzione dei costi di approvvigionamento e vettoriamento dell’acqua. Non è indicato, non è assolutamente specificato. Oggi con questa riforma non riformiamo assolutamente nulla. Forse peggioriamo ulteriormente la situazione. Auspichiamo che le ulteriori proposte emendative che stiamo depositando possano andare nella direzione di migliorare la proposta di legge, ma in questo momento abbiamo un provvedimento confusionario, pasticciato e completamente eterogeneo che non garantisce né criteri di efficacia e di efficienza nei confronti del mondo agricolo né annulla il rischio che nuove perdite possano essere generate e caricate a spese della collettività”.
L’esame del provvedimento proseguirà nella seduta che sarà convocata nei prossimi giorni.











