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Il sindaco di Troia indagato, ma reintegrato nel suo ufficio dalla Cassazione per un cavillo legale

E’ stata depositata lunedì scorso dalla Corte di Cassazione una sentenza che, di fatto, ha reintegrato nelle sue funzioni di Primo Cittadino il sindaco di Troia Leonardo Cavalieri, indagato per tentata induzione indebita e violenza privata.

Per l’amministratore pubblico del Comune in Provincia di Foggia il Pubblico Ministero aveva chiesto le misure cautelari coercitive, cioè l’arresto. Mentre il Tribunale del riesame, dopo aver verificato “la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza e delle esigenze cautelari” ha ordinato lo scorso 29 Settembre 2016 la sospensione di Cavalieri dall’ufficio di Sindaco del Comune di Troia, decisione vanificata dalla sentenza della Cassazione.

Secondo l’Alta Corte, infatti, in caso di sindaci, ha rilevato un conflitto tra la Legge Severino e l’articolo 289 del codice di procedura penale, che integra una sorta di “immunità dalla misura interdittiva proprio in un settore, quale quello dei delitti contro la pubblica amministrazione, nel quale tale misura potrebbe effettivamente esplicare la propria efficacia”.

Una falla nel sistema giuridico per cui un sindaco non può essere sospeso perché l’art. 289, comma 3 del codice di procedure penale impedisce la sospensione da “uffici elettivi ricoperti per diretta investitura popolare”.

La stessa Cassazione ha poi spiegato che in caso di restrizioni della libertà personale, fino all’arresto, non ci sarebbero stati problemi che sussistono, invece, per la sospensione dal pubblico ufficio.

“Al di là delle formalità giuridiche – hanno commentato in una lettera gli esponenti del movimento politico “Libertà è Partecipazione” –  noi siamo sconcertati dall’apprendere che il sindaco del nostro Comune sarebbe da tempo sotto inchiesta per fatti gravi e che ne sarebbe stato richiesto perfino l’arresto e poi ordinata la sospensione dalle funzioni. Pur convinti che la magistratura debba fare il suo corso e consapevoli che un indagato non è un colpevole fino a quando non c’è una sentenza, noi siamo tuttavia preoccupati dalla situazione e dai “gravi indizi di colpevolezza” che hanno indotto i giudici a chiedere misure cautelari. Chiediamo a riguardo spiegazioni e chiarimenti pubblici all’Amministrazione comunale affinché la cittadinanza sia informata di fatti così gravi”.

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Redazione
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