La Puglia è ricca di insediamenti rupestri e ipogei sconosciuti al mondo commerciale. Bari, ad esempio, possiede zone di grande pregio storico, artistico e archeologico che, se venissero valorizzate, la porterebbero ad essere una delle città più interessanti sotto il profilo storico medievale e rupestre. Purtroppo però molte di queste testimonianze storiche sono continuamente abbandonate al degrado. Un esempio è la chiesa di Santa Candida, chiesa rupestre più grande della Puglia, e l’insediamento della Caravella (S.Lucia) in Lama Picone, zona, purtroppo, diventata una vera e propria discarica dove vengono riversati cumuli di immondizia che determinano condizioni di degrado con conseguente produzione di agenti nocivi.

C’è poi Lama Balice colpita, la scorsa settimana, da un grosso incendio, probabilmente di natura dolosa a causa della consuetudine di alcuni contadini che, anziché smaltire i teloni da uva, preferiscono bruciarli. Opere architettoniche di rilevanza storica, ancora in ottimo stato di conservazione, sono poi Villa Lamberti, distante pochi km dallo stadio di San Nicola, e Torre la Monaca, costruzioni di epoca medievale, sconosciute completamente alla maggior parte dei baresi.

Alessandro De Luisi, presidente dell’associazione Puglia Arte, realizza insieme a Alessandro Tau i percorsi “Bari archeo trekking”, camminate aperte a tutti con l’obiettivo di valorizzare e far conoscere alle persone i territori dimenticati del barese.

La maggior parte di questi luoghi –  spiega Alessandro De Luisi –  versano oggi in uno stato di completo abbandono e sono discariche a cielo aperto. Le amministrazioni sono totalmente assenti anche se facciamo continuamente segnalazioni, manca una volontà politica nel muoversi, nonostante siano zone storiche, artistiche e archeologiche di grande pregio che porterebbero Bari ad essere importante da un punto di vista della storia medievale e rupestre. Un po’ come Matera. Con la differenza che Bari ha 150 tra insediamenti rupestri e ipogei che versano tutti in stato di abbandono. Noi andiamo  in questi posti dimenticati e molto spesso incrociamo quelli che vengono a portare i rifiuti che rimangono sorpresi dalla nostra presenza e, dopo i nostri sopralluoghi, molte persone non sono più venute. Ma quello che riusciamo a fare è ben poco, ma nonostante ciò continuiamo a valorizzarli e renderli fruibili”.

(Torre la Monaca- Villa Lamberti)

Questi territori rappresentano beni culturali di grande importanza per la storia di Bari che vivono ai margini della stessa città in una situazione borderline tra urbanizzazione, campagne e Lame “La tutela di questi posti – prosegue il presidente di Puglia Arte – è importante perché sono la storia della nostra città. Bari, ad esempio, è una città ricca di storia e nel suo entroterra ha tantissime storie da scoprire e anche da raccontare”. Ma non solo, anche a Giovinazzo sono presenti casali e chiese completamente abbandonate dove  riemergono tesori di importanza storico culturale. “Con Giovinazzo archeo trekking è possibile visitare torri, casali, architetture rurali come la chiesa di San Basilio, del X e XI secolo, totalmente abbandonata e il casale di Sant’Eustachio dove si sono scrostati gli affreschi settecenteschi e riemersi altri molto interessanti, datati probabilmente tra il XII e il XIII secolo, anche questi purtroppo in uno stato di totale abbandono

L’associazione Puglia Arte non si limita solo a far conoscere questi posti abbandonati, ma anche a scoprine altri per sensibilizzare le persone ad una estetica imperfetta di queste zone, belle per la loro storia e per i loro aspetti  culturali e naturalistici. “Creiamo anche percorsi. – conclude De Luisi – A settembre andremo a vedere Torre Rossa, con cui abbiamo parlato anche con il presidente del III municipio del San Paolo per cercare di creare un piccolo sentiero. Purtroppo il Municipio ci ha risposto che non ha soldi e questo è un grave problema della decentralizzazione politica. Ma noi continueremo ad insistere. C’è una visione molto ristretta, ci si è fermati al centro storico, quando Bari ha molto di più”.

 

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Roberta Lobascio
Classe '90,laureata alla magistrale di scienze dell'informazione e editoriale. Appassionata di giornalismo: dal 2015 collabora con varie testate locali e blog culturali. Da sempre sostenitrice dell'informazione corretta, contro ogni manipolazione.