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Tanta nostalgia di Mazinga, e non solo

“Mazinga Nostalgia – Tomo I” è il volume, pubblicato da Tunuè, che, in oltre 800 pagine, racconta l’enorme impatto dell’animazione giapponese in Italia e in Occidente. L’autore Marco Pellitteri, nato a Palermo nel 1974, è sociologo dei media e dei processi culturali

Non solo Mazinga ma anche, solo per citarne alcuni, Capitan Harlock, Jeeg Robot d’Acciaio, Candy Candy. La Goldrake – generation, ossia la generazione nata nella seconda metà degli anni ’70 del secolo scorso, volge lo sguardo al passato e cercando nell’album dei ricordi, quelli più belli, prova a rivivere storia, valori e linguaggi dei cartoni animati dal 1978 al nuovo secolo. Proprio quei cartoons che hanno accompagnato la giovinezza di milioni di piccoli telespettatori.

Mazinga Nostalgia – Tomo I” è il volume, pubblicato da Tunuè, che, in oltre 800 pagine, racconta l’enorme impatto dell’animazione giapponese in Italia e in Occidente. L’autore Marco Pellitteri, nato a Palermo nel 1974, è sociologo dei media e dei processi culturali, le sue ricerche vertono proprio sulle sociologie del fumetto e del cinema d’animazione, sulle politiche e culture dell’emittenza e del consumo televisivi e sull’impatto delle industrie visuali giapponesi nei contesti europei.

Con un’indagine incrociata e multidisciplinare, Pellitteri si interroga sui rapporti che intercorrono tra gli eroi dell’immaginario occidentale pretelevisivo e quelli delle generazioni cresciute con i personaggi televisivi e multimediali provenienti dal Giappone dalla metà degli anni Settanta. Il libro Mazinga Nostalgia, ormai considerato lo studio più importante per capire l’immaginario visuale e la varietà di contenuti dell’animazione giapponese, nonché per sfatare i luoghi comuni e i pregiudizi su di essa, torna in una nuova edizione ampliata a distanza di oltre venti anni dalla prima uscita del 1999.

“State per entrare in una lunga e appassionata conversazione sui testi e sulle derive testuali che caratterizzano l’attuale cortocircuito multimedia-le e virtuale tra moderno e postmoderno. Dunque state per avere accesso a una dimensione che, obliterando i modelli del classico e privilegiandola sostanza originaria dei miti, non comprende più in sé la dialettica tra antico e moderno. Pellitteri – riconoscendo il carattere «multiversale» del presente ed esaltando la differenza tra universi orientali e universi occidentali che ne costituisce la nuova frontiera – ragiona sulla prossimità conflittuale tra gli immaginari della cultura industriale e quelli delle culture postindustriali” si legge nella prefazione firmata da Alberto Abruzzese.

Un viaggio appassionato e appassionante in un passato mai tramontato e sempre vivo nelle menti e nei cuori di chi lo ha vissuto.

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