Tredici persone sono state arrestate dai Carabinieri e dalla Guardia Costiera di Taranto con l’accusa di estorsione ai danni dei miticoltori della città. Gli arrestati oltre a imporre il pizzo immettevano in commercio prodotti ittici, cozze in particolare, non controllati e privi delle certificazioni di qualità richiesti dalla legge.
I provvedimenti, emessi dal Gip del Tribunale di Taranto, Giuseppe Tommasino, hanno portato 5 persone in carcere ed altre 8 agli arresti domiciliari. Le indagini, avviate nel mese di maggio del 2014 per quasi due anni hanno consentito di individuare e sgominare un’organizzazione dedita all’estorsione in danno dei mitilicoltori tarantini.
In pratica veniva imposto un servizio (fasullo) di guardiania alle imprese che, in caso di rifiuto, venivano “visitate” e punite con furti di ingenti quantitativi di prodotto e con il danneggiamento di impianti e strutture.
Ma spesso nemmeno pagare il pizzo metteva al sicuro da visite notturne dell’organizzazione, che rubava le cozze per rivenderle a commercianti compiacenti.
l sodalizio criminale era capeggiato dai fratelli Damiano e Giovanni Ranieri, entrambi pluripregiudicati di 50 e 36 anni. Un terzo fratello Massimo Ranieri (41 anni) si è visto contestata anche una accusa di minaccia aggravata nei confronti di un operatore ittico. In carcere sono finiti anche Nicola Blasi (32 anni) e da suo padre Cosimo Blasi (50 anni) che si occupavano materialmente della riscossione.
Ai domiciliari, invece, altre 8 persone facendo parte di collaborazione con l’organizzazione. Si tratta di Massimo Russo (44 anni), Domenico D’Arcante (51 anni), Giuseppe D’Arcante (57 anni), Salvatore D’Oronzo (30 anni), Angelo Blasi (25 anni), Antonio De Giorgio (38 anni), Michele De Giorgio (60 anni) e Christian Morrone (32 anni), tutti commercianti di Taranto accusati di essersi approvvigionati di frutti di mare dal sodalizio, per poi rivenderli, in assenza delle procedure a tutela della salubrità degli alimenti.
“L’operazione Piovra, condotta dai Carabinieri e dalla Guardia Costiera di Taranto, oltre ad avere portato alla luce un vero e proprio racket, del quale sarebbero stati vittime alcuni mitilicoltori, evidenzia la possibilità, tutt’altro che remota, che le cozze vendute sui banchi abusivi lungo le strade cittadine potessero e possano provenire da zone interdette all’allevamento, perché inquinate. Due tasselli strettamente connessi, quello della produzione senza controlli e sicurezza e quello del commercio abusivo, che mettono a serio rischio la nostra salute e che sono l’emblema di come l’illecito sia presente nella quotidianità della nostra Taranto”, lo dichiara l’onorevole Vincenza Labriola, capogruppo del Gruppo Misto in commissione Lavoro alla Camera dei Deputati.











