Si è tenuto ieri pomeriggio (21 aprile) presso la Camera dei Deputati – Sala della Regina, il Forum “Generare impatto sociale. Misura, progetti, alleanze per una nuova economia”, organizzato dalla Fondazione EY Italia Onlus.
Il confronto nello stesso tavolo di leader di istituzioni, associazioni e imprese ha permesso di analizzare i modelli più interessanti di imprenditorialità e innovazione in ambito sociale. Il momento storico è delicato: i bisogni sociali emergenti sono sempre più numerosi, le risorse pubbliche sempre meno consistenti, quindi è necessario un cambio di paradigma.
Per dare vita a un’evoluzione del sistema e dare impulso all’economia è importante guardare ai modelli che funzionano e alla condivisione delle storie positive di collaborazione tra Pubblico, Privato e Terzo Settore.
La generazione di valore sociale passa necessariamente dal Terzo Settore, un comparto cruciale per la crescita del nostro Paese, in termini di benessere e di occupazione e fatturato. I numeri parlano da soli: oltre 300.000 organizzazioni Non Profit, circa 5 milioni di volontari, 64 miliardi di euro di entrate, 700.000 dipendenti.
Articolato in due tavole rotonde il Forum è stato aperto da Donato Iacovone, Amministratore Delegato di EY in Italia, mentre le conclusioni sono state affidate al Sottosegretario del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Luigi Bobba (nella foto).
La ricchezza e la diversità delle testimonianze hanno fatto emergere alcuni temi condivisi: è impellente individuare e sintonizzare i reali bisogni sociali del territorio con i piani di azione. Definire le priorità è condizione necessaria per produrre valore sociale ed economico.
Un’imprenditorialità sociale aperta anche a metodologie più tipicamente manageriali può sviluppare progetti sostenibili economicamente, senza tradire la propria missione. Occorre superare la contrapposizione tra Profit e Non Profit che, al contrario, sono poli di un sistema che deve diventare sempre più interconnesso.
Una rete integrata e omogenea tra i diversi attori della PA e il Non Profit potrebbe consentire di creare servizi efficienti, risparmiare risorse pubbliche, valorizzare il capitale umano, le competenze e le risorse messe in campo dal Terzo Settore.
Infine, questo settore offre un potenziale enorme non abbastanza valorizzato in termini di produzione di servizi, sviluppo di occupazione, valore civile. L’ambito sociale è, di fatto, un concreto laboratorio di innovazione e di sperimentazione per giovani ‘creativi’ e intraprendenti e può rappresentare un’opportunità di formazione e occupazione.
Donato Iacovone, Amministratore Delegato di EY Italia ha dichiarato: “Stiamo attraversando una fase di cambiamento epocale. Dobbiamo rivoluzionare il nostro tradizionale approccio; emergono bisogni ai quali dobbiamo dare risposte nuove, avendo meno risorse pubbliche. Abbiamo solo una strada: innovare e valorizzare le opportunità disponibili”.
Anna Ascani Deputato, Membro Intergruppo per l’Innovazione Tecnologica, ha presentato l’impegno attuale del Governo: “La politica è sempre più attenta al Terzo Settore, che è diventato il primo in termini di sviluppo. La crisi ha abbattuto molte barriere tra Stato e Mercato e il Terzo Settore non è una nicchia o una terza via, ma il ponte tra i due. E’ necessario superare il pregiudizio sull’antagonismo tra profit e non profit. L’interazione tra i due mondi è possibile e necessaria per creare sviluppo e un Welfare State sostenibile, come dimostra la legge che verrà a breve definitivamente approvata”.
Enzo Bianco, Presidente del Consiglio nazionale dell’Anci, ha portato il punto di vista dei comuni italiani: “I bisogni di welfare sono aumentati anche con la crescita dell’età della popolazione, la minor aggregazione familiare e la crisi economica. La spending review ha, inoltre, tagliato drasticamente le spese del sociale. Occorre reagire con svolte radicali, tra queste mettere a fattor comune il know how professionale dei diversi soggetti su progetti concreti, creare una rete profit e non profit a supporto di progetti concreti che intercettino bisogni reali e permettano di creare nuovi posti lavoro. Questa è una condizione indispensabile per contrastare il malaffare”.
Sabrina Florio nella sua duplice veste di Presidente di Anima e imprenditrice ha sottolineato: “Da 15 anni ci occupiamo di promuovere la cultura della sostenibilità e della responsabilità sociale d’impresa: vogliamo diffondere un modello di impresa etica, responsabile e aperta al confronto con gli stakeholder, in una logica di triangolazione tra attore pubblico, altre imprese, terzo settore. Da sempre abbiamo “contaminato” la cultura aziendale con i valori della solidarietà e attenzione ai più deboli che tradizionalmente sono patrimonio del mondo del non profit. Siamo un network e promuoviamo la nascita di alleanze e partnership, poiché crediamo nella collaborazione come strumento fondamentale del processo di creazione di valore condiviso”.
Il sottosegretario Luigi Bobba ha concluso il Forum: “Non abbiamo sistemi di misurazione univoci e condivisi ed è difficile ridurre a numero l’impatto delle iniziative sociali. È ormai superato il concetto che il benessere sia limitato al PIL, ovvero al profitto. In realtà il valore di un territorio è ben altro, la ricchezza di una comunità passa attraverso lo sviluppo di fattori quali digital, green e social. Oggi sono troppi i bisogni non soddisfatti: è necessario trovare strade innovative e contare sulla “ibridazione” tra pubblico e privato. Bisogna trovare le forme efficaci per portare la maggior parte della popolazione del nostro paese a un più alto livello di benessere.
La riforma del Terzo Settore introduce per la prima la riconoscibilità di questo settore e permette di avere gli elementi per differenziare. Tra questi la misurazione dell’impatto sociale e l’accesso al credito facilitato”.











