HomePoliticaTotoQuirinale: ecco il Presidente di cui abbiamo bisogno

TotoQuirinale: ecco il Presidente di cui abbiamo bisogno

Ormai è questione di ore. Questo pomeriggio il Parlamento in seduta comune e i delegati regionali avvieranno le procedure per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica. Il Partito Democratico è schierato in prima linea per trovare un accordo con le altre forze politiche e far salire al Colle il candidato che porta in dote il maggior numero di consensi nell’emiciclo.

Il Premier Matteo Renzi non ha ancora scoperto le carte, anche se i rumors parlano del giudice costituzionalista Sergio Mattarella come probabile nome dei Democratici. Renzi non vuole finire nel mirino dei franchi tiratori che nel 2013 impallinarono la linea decisa da Pierluigi Bersani e condivisa dai parlamentari PD. Romano Prodi aveva già un piede e mezzo in Quirinale – almeno al quarto scrutinio, il primo con il quorum al 50% – ma dovette arrendersi all’incredibile colpo di mano de “La carica dei 101”.

Alla fine fu confermato Giorgio Napolitano, primo Presidente della Repubblica italiana a concedere il bis. Si ratificò l’incapacità del Parlamento Italiano di fare sintesi, in un momento dove la somma delle circostanze – sfiducia nella politica, legge elettorale e sostanziale equilibrio alle urne, con l’ascesa del Movimento 5 Stelle – aveva reso il Paese ingovernabile.

L’elezione del Presidente della Repubblica assomiglia al Conclave per eleggere il nuovo Papa della Chiesa Cattolica. Nomi che pregustano l’elezione bocciati dallo spoglio dell’insalatiera, la cesta in vimini che raccoglie i voti dei parlamentari. Trattative frenetiche, inconti sottobanco, tattica e pretattica. L’elezione di Oscar Luigi Scalfaro ridisegnata da Paolo Sorrentino nel film “Il Divo” racconta bene l’atmosfera dell’elezione.

Chi sarà eletto questa volta? La rosa dei nomi ufficiosa è già piuttosto ampia e comprende, oltre a Mattarella, Giuliano Amato, Romano Prodi, Piero Fassino, un redivivo Pierferdinando Casini, Vittorio Feltri e il candidato che la spunterà nelle Quirinarie dei 5 stelle. In lizza per i pentastellati, fra gli altri, Gustavo Zagrebelsky e Pier Luigi Bersani.

Chi vorremmo? Potremmo buttarci a gamba tesa e proporre un nome da infilare nel calderone. Preferiamo piuttosto tracciare il profilo del Presidente della Repubblica che serve all’Italia.

Condiviso. Il terzo comma dell’Art. 83 della Costituzione italiana recita “L’elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto a maggioranza di due terzi dell’assemblea. Dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta”. I padri costituenti avevano un’idea chiara: la figura del Presidente della Repubblica dev’essere, per quanto possibile, riconosciuta da tutti. Lo ribadiscono nel successivo Art. 87: “Il Presidente della Repubblica è il Capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale”. Diffidare quindi di chi pone la questione presidenziale come uno dei tanti inciuci figli della prima Repubblica.

Autorevole. Giorgio Napolitano se n’è andato ma i dubbi, leciti o meno, sui suoi sette anni al Colle hanno proseguito la loro corsa fra commenti istituzionali e non. Il suo successore deve riprendersi il ruolo di difensore della Costituzione super partes che tanti detrattori dell’ex dirigente comunista non hanno riconosciuto in Napolitano. L’autorevolezza è necessaria anche per riaffermare con forza e decisione quali sono i (pochi) poteri che vengono conferiti al Presidente della Repubblica che, ricordiamo, non può bloccare le Leggi firmate dal Parlamento se non per palesi controversie costituzionali.

Onesto. Siamo ormai abituati a cercare il pelo nell’uovo in ogni nomina. Gli scheletri nell’armadio fanno ormai parte della nostra cultura, come il Colosseo e la pizza. Per questo, il nuovo Presidente della Repubblica dev’essere il più possibile lontano da ogni zona d’ombra.

Passionale. L’Italia ha bisogno di risalire la china. Ha bisogno di una guida spirituale, prima che amministrativa e politica, in grado di far rivedere il bicchiere mezzo pieno ai quasi 60 milioni di italiani distrutti dalla multiforme crisi  – economica, sociale, nei valori – contemporanea. Un Presidente che sia in grado di suggerire lo scatto in avanti al Paese, da tempo imprigionato nelle sabbie mobili che s’è costruita col le proprie mani (pulite), con silenziosa e sotterranea abnegazione. Un Presidente che sappia farci re-innamorare dell’Italia. Solo l’amore incondizionato per il nostro orticello potrà darci la spinta per rimboccarci le maniche e, per dirla con Fabrizio De André, far nascere “dal letame, i fior“.

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Lino Castrovilli
Lino Castrovilli
Laureato in Scienze della comunicazione, vive una condizione mentale-lavorativa a suo dire schizofrenica: cerca con insistenza di unire in un’unica professionalità il suo amore per il web e la scrittura. Ama la Puglia e per questo, nonostante le difficoltà ha deciso di restare qui.

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