HomeEconomia & SviluppoEconomiaBari, 391 milioni di euro per sciogliere il nodo ferroviario sud

Bari, 391 milioni di euro per sciogliere il nodo ferroviario sud

Due importanti progetti di finanziamento sono stati finalmente approvati dal Cipe (il Comitato interministeriale per la programmazione economica) per intervenire pesantemente sulla situazione ferroviaria in Puglia.

Il primo intervento riguarda lo scioglimento del Nodo ferroviario di Bari sud per un importo di 391 milioni di euro. Si tratta della realizzazione di una variante di tracciato della linea Bari – Lecce della lunghezza di 10,4 km a sud di Bari, tra le stazioni di Bari centrale e di Bari Torre a mare.

Verranno create altre tre fermate cittadine: “Campus”, “Bari Executive” e “Triggiano”, prima di ricollegarsi al tracciato attualmente esistente a sud di Bari Torre a Mare. Si tratta, sostanzialmente, di un tratto di linea a 4 binari tra “Bari centrale” e stazione “Executive”, mentre a valle ci saranno due binari. Un intervento che, senza incidere sull’attuale planimetria stradale cittadina, di fatto la libererà dai binario nella sua parte sud, tra i quartieri Madonnella e Japigia, un vero toccasana per l’intera zona, che verrà collegata direttamente al lungomare e porterà ad un miglioramento dei tempi ed al potenziamento della rete urbana veloce di superficie, innestandosi anche con il resto della metropolitana di superficie attualmente in costruzione nella zona nord di Bari.

Sulla decisione del Cipe è intervenuto, con parole naturalmente favorevoli, il primo cittadino di Bari Antonio Decaro.

“Oggi – ha detto Decaro – la riunione del Cipe ha finalmente deliberato il progetto del nodo ferroviario un’opera che la città di Bari attende da più di dieci anni e che finalmente vedrà la luce. Lo spostamento del binario a sud di Bari apre innumerevoli scenari e possibilità per la valorizzazione della costa e per la ricucitura dei quartieri di Japigia e Madonnella con il mare. La terza buona notizia della giornata riguarda l’approvazione in linea tecnica del progetto di bonifica ambientale dei porti minori di Bari, che dovrà essere confermato nel prossimo Cipe. Se tutto andrà per il meglio, potremo restituire ai baresi che vivono nelle ex frazioni il piacere di vivere a pieno il mare e alla città la possibilità di sviluppare la vocazione turistica finora inespressa”.

“Finalmente arriva il concreto avvio dei lavori nel nodo ferroviario di Bari, che permetteranno di liberare la parte sud dal fascio dei binari, realizzando una effettiva ricucitura urbanistica della città”.  Lo sottolinea il consigliere regionale del Pd, Mario Loizzo. “Ora – rileva Loizzo – Rfi è pertanto nelle condizioni di accelerare tutte le procedure di gara per recuperare quanto più possibile il tempo trascorso, per consegnare alla città di Bari e alla intera comunità pugliese, un’opera infrastrutturale che non è esagerato definire di portata storica”.

Il secondo importante finanziamento previsto per la Puglia è il raddoppio della tratta ferroviaria Termoli-Lesina, per cui il Cipe ha approvato il progetto preliminare del primo lotto (finanziato per 106 milioni) e, solo in linea tecnica, i progetti preliminari dei lotti 2 e 3. Il costo complessivo dell’intervento è di 549 milioni di euro. I lavori interesseranno la sostituzione dell’attuale binario singolo che impedisce incrementi di traffico comportando limitazioni alla circolazione ferroviaria nel tratto tra Termoli e Lesina della linea Pescara-Bari. La Termoli-Lesina si sviluppa per circa 31 km e interessa le regioni Molise e Puglia nelle province di Campobasso e Foggia.

Va detto, peraltro, che il raddoppio di binario nella tratta adriatica potrebbe permettere (ma al momento di certezze non ce ne sono), l’arrivo della tanto attesa alta velocità sulla dorsale adriatica a sud di Ancona, sempre che Trenitalia (o altri eventuali soggetti interessati) ritengano utile l’investimento in Puglia. Cosa che, già nello scorso anno, non è stata confermata dai vertici dell’azienda ferroviaria.

In ogni caso il primo passo è l’ammodernamento della linea. Da qui l’intervento economico e l’investimento preso in carica dallo Stato.

 

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Redazione
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