Quanto vale il nostro mare? Quanto costa poter cercare petrolio in un Parco Naturale? Quanto bisogna sborsare per mettersi in pace con l’anima e con l’ambiente ed infischiarsene di un intero territorio che si è chiaramente schierato per il “No” a trivellazioni petrolifere nel proprio mare? Quanto si paga per dimenticarsi di 5 referendum pendenti innanzi alla Corte Costituzionale?
Per il Governo non ci sono dubbi. 1900 euro all’anno e tutto passa.
Le Regioni chiedono il referendum per bloccare le trivellazioni? E il Governo continua ad autorizzare trivellazioni, anche in pendenza della decisione della Corte Costituzionale sui 6 referendum proposti da 10 Regioni: al momento la Consulta ha bocciato una delle proposte referendarie presentate, ed intanto il Governo sta provando a neutralizzare gli altri quesiti con una serie di provvedimenti-contentini, come quello del divieto di trivellare entro i 12 chilometri dalla costa.
Ma intanto, il Ministero per lo Sviluppo economico ha autorizzato con un decreto del 22 dicembre n. 176, le trivellazioni per la ricerca del petrolio in uno specchio di mare fra i più belli del nostro Paese, non distante dalle Isole Tremiti nel mare Adriatico.
La zona interessata ricade oltretutto nel parco naturale del Gargano. Il ministero dello Sviluppo economico ha conferito la concessione alla Petrolceltic Italia srl, che fa capo all’irlandese Petroceltic International,specializzata nell’esplorazione, estrazione e trasporto nel settore oil & gas. L’area interessata ha un’ampiezza di circa 373 chilometri quadrati ed è stata concessa alla multinazionale per quattro anni a 1.900 euro l’anno (5,16 euro per chilometro quadrato).
Il provvedimento va a inasprire l’annosa controversa fra il governo, che nello sblocca Italia aveva previsto la concessione dei luoghi richiesti per le trivelle, e le Regioni e le associazioni territoriali che si battono contro le ricerche petrolifere.
“La domanda è stata presentata quattro anni fa ma pensavamo che, visto il trascorrere di tutto questo tempo, non fosse stata accolta” – ha dichiarato il leader dei Verdi Angelo Bonelli – “e invece poco prima di Natale ecco qui il decreto. In questo modo si va ad intaccare un’oasi naturale, come ne sono state intaccate tante altre in Italia per le esplorazioni petrolifere, dall’Adriatico al Canale di Sicilia. Questa concessione alzerà un polverone: già in agosto i pescatori delle Tremiti hanno protestato contro questo provvedimento”.
“C’è un limite a tutto ed oltrepassarlo, calpestando la volontà del popolo, legittima la protesta più dura: svendere bellezze paesaggistiche come le isole Tremiti alle compagnie multinazionali, che vogliono deturpare il nostro mare, è un delitto di cui si sta macchiando tutto il centrosinistra ed in particolare il Partito Democratico”. Lo dichiara il vicepresidente del Consiglio regionale, Giandiego Gatta.
“Saltiamo dalle sedie – aggiunge- non solo per l’atto dispotico del governo Renzi, che dà un colpo di spugna alle indicazioni delle Regioni; ma soprattutto perché, con tutta evidenza, ricchezze straordinarie come le Tremiti vengono servite su un piatto d’argento per poche briciole, duemila euro. E’ questo il valore del nostro mare per Renzi e il suo partito, un valore a dir poco ridicolo con cui si autorizzano le trivelle. Una protervia senza precedenti nella storia istituzionale, che rischia di compromettere in modo irreversibile l’assetto del territorio. Il tutto – conclude Gatta – per accontentare i poteri forti, amici del centrosinistra, in nome del business più scellerato”.
Ma forti critiche alla decisione del Governo arrivano anche dal Pd pugliese. A parlare è il consigliere regionale Sergio Blasi.
“L’autorizzazione alla ricerca di giacimenti petroliferi a largo delle Tremiti ha il sapore di un contentino che il Governo ha voluto dare all’industria petrolifera prima dell’entrata in vigore di norme più stringenti. Come Regione abbiamo il dovere di impugnare in tutti i modi questo provvedimento, messo in atto con una destrezza burocratica degna di miglior causa. Così come è necessario che sul tema generale delle trivellazioni in mare le regioni costiere parlino con una sola voce, continuando a tenere aperto il confronto politico con il Governo”.
“In un paese come l’Italia, la cui politica energetica è da decenni in mano alle burocrazie ministeriali in mancanza di un serio piano energetico nazionale è poi necessario che attraverso strumenti come i referendum siano i cittadini a dire la propria. A questo proposito mi auguro che la Consulta dia il via libera ad una nuova fase nella quale saranno i cittadini a far comprendere che l’Italia, e in particolare il Sud, vogliono abbandonare il terreno dei combustibili fossili a favore di politiche più moderne e meno dannose per i territori e la salute. Mi auguro che il Governo faccia dietro front sull’autorizzazione a Petroceltic Italia. Anche perché far passare l’idea che la tutela dell’ambiente marino delle Tremiti, minacciato dall’air gun, possa essere svenduta a 5 euro al chilometro quadrato è un segnale pericoloso di allontanamento non solo dalla sensibilità dei cittadini ma dallo stesso senso di realtà”.
E sempre dalla maggioranza regionale rilancia il Presidente del Gruppo consiliare dei Popolari, Napoleone Cera: “Mentre da un lato verifichiamo che anche i Governi dell’altra sponda dell’Adriatico aderiscono alla moratoria delle trivellazioni, il Governo italiano, pur in presenza di una corale presa di posizione delle Regioni meridionali contro tale invasiva ricerca di idrocarburi ne ripropone le trivellazioni. Le aree marine protette, come le isole Tremiti, non possono essere esposte a simile rischio. Più volte i cittadini hanno manifestato e coinvolto le Amministrazioni comunali e la Regione Puglia per far sentire il determinato rifiuto opposto a tale assurda iniziativa di ricerca che mette a rischio uno dei tesori naturali più preziosi che abbiamo il dovere, come Istituzione regionale, di salvaguardare e tutelare. Di nessun territorio possiamo disporre liberamente, men che meno di quei siti che sono orgoglio e vanto della nostra regione da difendere in ogni modo”.
Infine Giannicola De Leonardis, Presidente del Gruppo Movimento Schittulli-Area Popolare, auspica una presa di posizione di tutti i parlamentari pugliesi per un passo indietro del Governo.
“Appena 1.900 euro all’anno da versare per il via libera alla – improbabile – ricerca di idrocarburi in una delle oasi marine più incantevoli d’Italia (per citare solo le isole Tremiti), utilizzando peraltro una tecnica particolarmente invasiva che rischia di sconvolgere e compromettere l’intero ecosistema, mettendo a rischio in un solo colpo i due comparti, la pesca e il turismo, su cui si regge l’economia, non solo locale. Le notizie che si stanno susseguendo in questi giorni in merito alla concessione del Governo nazionale alla Petroceltic, e in generale alla politica contraddittoria in materia di trivellazioni, mi sembrano irreali, per quanto sono sconcertanti. Per questo continuo ad auspicare un intervento immediato dei parlamentari, in particolare di quelli eletti nei nostri territori, per riportare il buonsenso, almeno il buonsenso, in una questa incredibile vicenda. La posizione delle Regioni direttamente interessate e non, come ormai è chiaro da anni, era, rimane e rimarrà un ‘No’ fermo e deciso, a prescindere da colori e appartenenze politiche”.
Duro appare il commento, infine, di Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia.
“Le Regioni proponenti i referendum non devono fare passi indietro. Dovranno elevare subito conflitto di attribuzione nei confronti dello Stato davanti alla Corte Costituzionale per alcune norme dell’emendamento natalizio che hanno scippato al popolo italiano la possibilità di esprimersi in sede referendaria sul punto di restituire o meno alla Conferenza delle Regioni il potere di decidere se e dove sia possibile trivellare a fini di ricerca petrolifera”.
Di fronte al decreto del Mise che autorizza le ricerche petrolifere al largo delle Isole Tremiti “si dovrà inoltre iniziare subito la campagna referendaria – prosegue Emiliano – valutando tutte le altre iniziative necessarie alla tutela del nostro mare”.
“Trivellare il nostro mare – continua il presidente della Regione Puglia – è una vergogna e una follia. Trivellare al largo delle Tremiti o di Pantelleria, o nel Golfo di Taranto, poi, griderebbe vendetta se la notizia di oggi fosse confermata dal governo. Non può essere che la volontà di ben dieci Regioni di tutelare il loro mare sia sbeffeggiata”.
“L’emendamento è stato formulato e approvato senza neppure uno straccio di dichiarazione politica di pentimento da parte del governo e della sua maggioranza – conclude Emiliano – sulla intenzione di dare impulso alle ricerche petrolifere nei nostri mari. Così come è incredibile che il governo non abbia pubblicamente spiegato la decisione di rilasciare le autorizzazioni al largo delle Tremiti”.












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