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Un trionfo a Bari per la ‘Premiata Forneria Marconi’: 50 anni di musica e non sentirli

Se scrivo “La carrozza di Hans” e chi legge sa di cosa sto parlando, sicuramente siamo in sintonia, musicale, culturale e temporale: sto parlando della consacrazione della Premiata Forneria Marconi. Correva l’anno 1972 quando uscì questo disco,e questo spiega l’età media over 65 del pubblico che ha gremito il Teatroteam a Bari qualche giorno fa. Appuntamento imperdibile: pochi i giovanissimi, molti gli altri giovani, i giovani dentro, desiderosi di rivivere emozioni e riferimenti nostalgici.

Il gruppo nasce nel 1964 come band di Gian Pieretti: ci sono Franz Di Cioccio e Franco Mussida, e anche un certo Teo Teocoli, cantante (sic!). Alla fine degli anni ’60 diventano “I quelli” e si fanno notare con “La bambolina che fa no no no” traduzione in italiano di un banale successo francese di Michel Polnareff.  La svolta arriva negli anni ’70, quando entrano di prepotenza nel rock progressive di matrice anglosassone Dal nome di un panificio di Chiari frequentato da Mauro Pagani nasce il nome  Premiata Forneria Marconi (alla quale frattanto si è aggiunto il tastierista Flavio Premoli). C’è la volontà di dare al rock una forma più culturale e raffinata combinandolo con la psichedelia. In Italia sulla stessa scia ci sono il Banco del Mutuo Soccorso, Le Orme, gli Area; in Gran Bretagna i King Crimson, i Genesis e i Gentle Giant. La PFM forse è il gruppo che meglio di ogni altro recepisce, reinterpreta e rielabora il meglio delle nuove tendenze facendole proprie. Dischi come “Storia di un minuto”, “Per un amico”, “L’isola di niente”, sono meravigliosi dal punto di vista dell’innovazione: idee musicali originali e compiute, mettono in luce intelligenza e ispirazione sorprendenti. La collaborazione con Fabrizio De Andrè segna forse l’apice della parabola con gli arrangiamenti di Mauro Pagani. Riescono a crearsi una certa notorietà anche oltremanica e sfornano numerosi album. In Inghilterra nel 2016 vengono classificati al 50° posto fra i gruppi più importanti; nel 2018 sono la “international band of the year”; nel 2019 Franz Di Cioccio è fra i primi 100 della “musica che ha cambiato il mondo”.  Ma la vena creativa ha perso la lucidità dei primi anni e stenta ad adeguarsi ai tempi, anche perchè Premoli e Mussida hanno abbandonato la formazione. E’ anche un discorso di coerenza. Oggi la PFM è un mito nel cuore di milioni di fans.

Ed eccoli a Bari con il loro bagaglio di 50 anni di musica. Nasce subito spontanea la domanda: come sarà la scaletta? Il concerto si apre con “Mondi paralleli”, una suite dal sapore classiccheggiante, intro dell’ultimo cd “Pecore elettriche” del 2021; come il successivo “Il respiro del tempo”, dedicato alla grande madre terra. Subito dopo non si fa aspettare “Impressioni di settembre”: e piovono emozioni infinite da quello che è il brano universalmente più conosciuto della PFM, il marchio di fabbrica;  una composizione epica che non ha mai perso smalto e freschezza, scolpita nella memoria collettiva. Famoso l’assolo di moog, strumento che all’epoca aveva da poco sostituito l’organo Hammond. “Il banchetto”, “Dove e quando”, “La carrozza di Hans” sono un viaggio a ritroso nel tempo che tocca le corde dell’anima. Franz si divide fra il microfono della voce solista e la batteria, dove sembra trovarsi più a suo agio. Il pubblico ammutolisce durante le esecuzioni dei brani, poi esplode di entusiasmo. Saltando qua e là nel tempo arrivano “Maestro della voce”, la preferita di Patrick Djivas, il bassista; “Cyber Alpha” (del 2006) con uno strepitoso assolo di chitarra di Marco Sfogli; la “Photos of Ghost” che parte dalla musica classica per raggiungere vette eccelse di progressive con slanci, voli e ricadute plananti; e i tuffi nella classica, per rimanere in tema, con la “Danza dei cavalieri” da “Romeo e Giulietta” e l’ouverture del “Guglielmo Tell” di Prokofiev con uno scatenato Lucio Fabbri al violino. Dopo la strampalata “Mr. 9 till 5”, capisci che il viaggio sta per finire quando attaccano “E’ festa”: è il loro modo di salutare, lo sanno tutti. Ma è mancato qualcosa, è mancato il tributo a De Andrè. Lo hanno dimenticato. Anzi no! Lo hanno riservato per il bis: “Volta la carta” e “Il pescatore” Il pubblico è in tripudio. L’istrionico Di Cioccio canta, salta e corre sul palco come un folletto (ha appena 77 anni), entusiasta e felice anche lui.

Oltre ai musicisti nominati hanno suonato Alessandro Scaglione (tastiere, voce e factotum), Eugenio Mori (seconda batteria) e Luca Zabbini (tastiere di supporto). Non ce ne voglia nessuno, ma il sottoscritto ha sentito la mancanza di Francone Mussida: lui certamente non ricorderà, ma io non dimentico la simpatica intervista al Royal nel 1978 per la radio libera di Modugno.

 

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