I dati sono di quelli sconfortanti. Bari e la sua Università sono al penultimo posto nella classifica generale diffusa ieri dal Sole24Ore e che mette in fila tutti gli Atenei italiani secondo una serie di indicatori. Tre posti in meno rispetto al 2014 e penultimo posto generale, per un Ateneo, quello barese che viene superato (all’incontrario) in classifica soltanto da Napoli Parthenope, con un metodo che già lo scorso anno era stato contestato e che, a maggior ragione, adesso ha fatto quasi saltare sulla sedia il magnifico rettore dell’Università di Bari.
Ecco le posizioni degli atenei pugliesi: il migliore è Foggia (38), seguono Lecce (49), Politecnico di Bari (50), Bari (60).
Gli indicatori presi in considerazione anche quest’anno sono per la Didattica Attrattività (ovvero percentuale di immatricolati fuori regione sul totale degli immatricolati), Sostenibilità (Numero medio di docenti di ruolo nelle materie di base e caratterizzanto per corso di studio), Stage (percentuale di crediti ottenuti in stage sul totale), Mobilità internazionale (percentuale di crediti ottenuto all’estero sul totale), Borse di Studio (percentuale di idonei che hanno ricevuto la borsa di studio), Dispersione (percentuale di immatricolati che si reiscrivono al secondo anno nello stesso ateneo), Efficacia (media pro capite dei crediti formativi ottenuti in un anno dagli iscritti attivi), Soddisfazione (giudizio dei laureandi sui corsi di studio) ed Occupazione (percentuale di studenti occupati ad un anno dal titolo).
Poi ci sono i parametri considerati per la Ricerca, ovvero Ricerca (giudizi ottenuti dai prodotti di ricerca nella valutazione Anvur), Fondi Esterni (capacità di attrazione di risorse per progetti di ricerca) e Alta Formazione (giudizi ottenuti dall’alta formazione nella valutazione Anvur).
I numeri e le cifre sono facilmente consultabili sul link del Sole24Ore, e sciorinare un lungo elenco ci sembra superfluo. Peraltro oggi è arrivata prontamente la risposta del Rettore dell’Ateneo di Bari, Antonio Uricchio, che ha scritto una lettera al direttore del principale quotidiano economico italiano, sostenendo che, nel merito, ci sarebbero alcuni dubbi sulle classifiche e che comunque la ragione del cattivo posizionamento dell’Ateneo barese sarebbe da addebitare ad una non equa suddivisione dei fondi disponibili.
“Il posizionamento – dice Uricchio – tra gli ultimi posti degli atenei meridionali e, in particolare, di quello che ho l’onore di guidare (penultimo nella classifica generale ma collocato in posizioni decisamente migliori in ranking europei e internazionali come U MULTIRANK e Taiwan ranking), solleva non pochi dubbi sia sul metodo seguito sia sulle scelte di politica universitaria fatte negli ultimi anni”.
“Con riguardo al metodo seguito, discutibili appaiono l’aggregazione di dati e indicatori e l’utilizzo di parametri di contesto esterni al sistema universitario”.
“Su un piano più generale – sottolinea Uricchio – appare evidente come la collocazione nelle posizioni di retrovia degli atenei meridionali possa in larga parte dipendere dai criteri di distribuzione delle risorse finanziarie e assunzionali adottati negli ultimi anni”.
Senza entrare nel merito del metodo (su cui non abbiamo la competenza), quello che appare comunque un dato di fatto è lo scarso appeal che permea tutti gli atenei pugliesi e gran parte di quelli del Mezzogiorno, dove i dati sul rapporto con il mondo delle imprese appaiono scarsi e le Università non riescono ad attrarre capitali privati per fare ricerca e, soprattutto, per sviluppare sinergie con le aziende e l’offerta del mondo del lavoro.
Oggi come oggi non serve a molto una università arroccata nelle sue stanze, con professori spesso a mezzo servizio e sotto lo scacco spesso non solo subdolo ed inconscio nei confronti di baronìe che anche in un recente passato hanno riempito le pagine di cronaca ma che non hanno intaccato la situazione nelle aule e nei corridoi delle facoltà pugliesi e barese in particolare.
Si merita il penultimo posto l’Università di Bari? Probabilmente. Si può migliorare? Si deve migliorare. Ma ripartendo dal centro di tutto: lo studente. Le università devono formare, selezionare, specializzare e creare quelle eccellenze indispensabili per la Puglia del domani.











