La sentenza del tribunale di Bari che qualche giorno fa ha dato ragione agli ex dipendenti della Natuzzi “è un grande risultato per i lavoratori ed è la dimostrazione che a volte non bisogna demordere per far valere i propri diritti”. Così il consigliere regionale di Sinistra Italiana Cosimo Borracino.
Ricordiamo la vicenda che interessava circa 200 lavoratori della Natuzzi SPA, di cui alcuni avevano avviato contenziosi giuridici verso l’azienda, perché ritenevano di essere stati ingiustamente collocati in Cassa integrazione a ore zero negli anni passati.
Erano stati infatti messi in cassa integrazione presso lo stabilimento di Ginosa e invitati a firmare un nuovo contratto di lavoro con un salario di ingresso, perdendo gli scatti e una parte della precedente retribuzione a patto che avessero rinunciato ad ogni contenzioso legale che con molta probabilità gli sarebbe spettato.
“Avevo segnalato – sottolinea Borracino – l’anomalia della vertenza già alcuni mesi fa invitando la Regione a rivedere urgentemente l’accordo sottoscritto con la Natuzzi, rifiutato giustamente da più dell’85% dei lavoratori interessati. Si trattava di fatto di un vero e proprio ricatto, perchè dopo il licenziamento si offriva il reintegro, in cassa integrazione a ore zero, a patto di firmare una transazione cui l’azienda imponeva al lavoratore di rinunziare al contenzioso in cambio di una cifra irrisoria. Insomma un vero e proprio gioco di prestigio, confermato dal fatto che i lavoratori non servivano subito, perchè la nuova azienda non era pronta per la produzione per cui necessitava già in partenza della cassa integrazione in deroga”.
“Alla luce di questa sentenza vinta da 5 lavoratori ex Natuzzi, cui seguirà sicuramente lo stesso verdetto per altri 180 lavoratori che hanno fatto ricorso, invitiamo nuovamente la Regione a rivedere l’accordo del 15 novembre 2016, che conteneva due commi completamente improponibili. Come Sinistra Italiana non ci stancheremo di stare dalla parte dei lavoratori e ci impegneremo a vigilare su queste politiche che abbattono l’economia invece di rilanciarla”.











