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Un paese non è fatto soltanto di pietra, vicoli ed edifici storici; è fatto soprattutto di legami, di sguardi incrociati lungo il corso e di riti quotidiani che ne scandiscono il tempo. Per quasi un secolo e mezzo, il ritmo di Pietramontecorvino — caratteristico comune nel Foggiano di circa 2.400 abitanti — è stato battuto dal brusio e dall’aroma del Bar Caffè Basile.
Lo scorso 26 gennaio, tuttavia, l’insegna si è spenta dopo 138 anni di attività, lasciando uno spazio vuoto che è apparso subito inaccettabile per la comunità locale. Ma Pietramontecorvino non si rassegna al declino dei piccoli borghi: da quella chiusura nasce un progetto di rigenerazione dal basso che trasformerà il locale nel nuovo spazio sociale “Ce vedeme o’ cafè”.
La storia del Bar Basile: un’istituzione nata nel 1888
Fondata nel 1888 da Aniello Basile, la struttura era stata il primo bar in assoluto ad aprire nel paese. Una semplice scritta bianca su sfondo celeste recitava un’unica parola: Caffè. Situato nella pittoresca piazzetta di Corso Aldo Moro — a ridosso dell’antico quartiere medievale di Terravecchia, della Chiesa Madre e di scorci da cartolina —, il Bar Basile non era semplicemente un esercizio commerciale, ma un approdo naturale.
Negli ultimi decenni, sotto la gestione di Nicola e Lucia, il bar ha continuato ad accogliere generazioni di residenti e visitatori. Tra una partita a carte, una bibita fresca e le cronache sportive di “Tutto il calcio minuto per minuto” in sottofondo, quel luogo incarnava la memoria storica e l’identità sociale di Pietramontecorvino.
La svolta della comunità: l’iniziativa dell’associazione “Dalla parte dei paesi”
Il silenzio calato sul corso a inizio anno ha spinto i cittadini ad attivarsi per recuperare la propria dimensione aggregativa. L’associazione “Dalla parte dei paesi” ha raccolto l’appello dei residenti, elaborando una proposta concreta per riappropriarsi di quell’angolo di paese prima che andasse perduto.
Sostenuto dall’amministrazione comunale di Pietramontecorvino, il progetto punta a restituire al locale una funzione puramente sociale e conviviale. L’inaugurazione ufficiale è fissata per il 24 agosto, mentre il giorno successivo, 25 agosto, si terrà un incontro pubblico per illustrare dettagli e prospettive della nuova gestione.
Che cos’è “Ce vedeme o’ cafè” e come funzionerà la “Piazzetta di Comunità”
“Ce vedeme o’ cafè” (in dialetto: “Ci vediamo al caffè”) non opererà come un bar tradizionale a scopo di lucro, ma come una piazzetta di comunità.
Lo spazio sarà caratterizzato da Gestione collettiva: un bene condiviso gestito e curato direttamente dagli abitanti del borgo. Arredi e risorse condivise: presenza di libri, giochi da tavolo e arredi messi a disposizione di tutti. Iniziative culturali: micro-eventi, dibattiti e momenti di incontro aperti al pubblico ed infine Socialità libera: un punto di ritrovo dove continuare a conversare, giocare e vivere il paese contro l’isolamento.
Un modello internazionale: il legame con il progetto francese “1000 bistrot”
L’esperienza di Pietramontecorvino non è un caso isolato, ma si inserisce in una sensibilità europea sempre più attenta alla salvaguardia dei piccoli centri rurali. Il progetto si ispira idealmente al format francese “1000 bistrot” (1000 cafés), l’iniziativa nata in Francia per riaprire e sostenere i bar nei comuni al di sotto dei 3.500 abitanti.
Dimostrando che il contrasto allo spopolamento passa anzitutto dalla salvaguardia dei luoghi di incontro quotidiani, Pietramontecorvino traccia una strada replicabile per molti altri piccoli borghi italiani: quando un’attività privata chiude, è la comunità intera a farsi carico del proprio futuro.











