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La complessa vicenda giudiziaria e industriale dell’ex Ilva di Taranto si arricchisce di un nuovo, importante capitolo. I commissari straordinari di Ilva S.p.A. e Acciaierie d’Italia hanno notificato un ricorso in Corte di Cassazione lungo 82 pagine articolato in 14 motivi principali. L’obiettivo primario è impugnare il decreto della Corte d’Appello di Milano che ha disposto la sospensione delle attività produttive dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico pugliese entro il termine di 90 giorni.
Il provvedimento della magistratura milanese trae origine dalle azioni giudiziarie promosse da un collettivo di cittadini e dall’associazione “Genitori Tarantini”, affiancati dalla Regione Puglia, dal Gruppo d’Intervento Giuridico e dal Codacons. Al centro della pronuncia vi sono i rischi sanitari legati alle emissioni di polveri sottili e alla presenza rilevata di amianto negli impianti, oltre alle garanzie di tutela della salute pubblica già sancite dai pronunciamenti della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE, causa C-626/22).
Le motivazioni del ricorso in Cassazione: giurisdizione ed efficacia dell’AIA
Il ricorso presentato dai commissari si fonda su precise eccezioni di diritto e nodi procedurali:
Difetto di giurisdizione e sconfinamento del Giudice Ordinario: Secondo la difesa di Ilva in amministrazione straordinaria, la Corte d’Appello di Milano avrebbe invaso la sfera riservata alla giurisdizione amministrativa (TAR e Consiglio di Stato), deliberando su questioni legate al perimetro dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) e alla valutazione dei titoli autorizzativi ambientali.
Disapplicazione illegittima degli atti amministrativi: Viene contestata la decisione dei giudici di merito di disapplicare l’AIA rilasciata dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) e i pareri tecnici dell’ISPRA, sostenendo che l’assetto prescritto e l’aggiornamento costante dei parametri operativi siano strumenti dinamici previsti dall’art. 29-sexies del D.Lgs. 152/2006 (Testo Unico Ambiente).
Richiesta di sospensiva contestuale: Poiché il ricorso in Cassazione non sospende automaticamente l’esecutività del decreto impugnato, la società si è riservata di inoltrare contestualmente un’istanza di sospensione degli effetti del provvedimento alla medesima Corte d’Appello milanese, al fine di congelare l’obbligo di spegnimento degli impianti nelle more del giudizio di legittimità.
L’impatto economico e sociale: l’allarme delle associazioni di categoria
La prospettiva dell’interruzione dell’area a caldo solleva forte preoccupazione nel tessuto economico locale e nazionale. Organizzazioni datoriali e rappresentanze di categoria, come Confapi e Aigi, sottolineano come una chiusura immediata o disordinata del cuore siderurgico di Taranto rischi di generare un effetto domino devastante sull’intero indotto e sull’occupazione.
Tra le principali criticità evidenziate dagli operatori economici e produttivi:
Incertezza per le imprese dell’indotto: Mantenimento dei crediti pregressi maturati dalle aziende dell’appalto e garanzia di continuità per i contratti di manutenzione e forniture in essere.
Prospettive occupazionali: La salvaguardia di migliaia di posti di lavoro diretti e indiretti legati alle lavorazioni primarie e alla catena logistica dell’acciaio.
Transizione ecologica e continuità industriale: La richiesta delle imprese di coordinare i tempi della tutela della salute con l’attuazione di un piano industriale che consenta la decarbonizzazione dei processi tramite forni elettrici e preridotto (DRI), evitando una chiusura d’impatto priva di alternative produttive immediate.
Prospettive e prossimi sviluppi
La questione dell’ex Ilva rappresenta un emblematico banco di prova sul delicato bilanciamento tra diritto alla salute (art. 32 della Costituzione), tutela dell’ambiente (art. 9 e 41 Cost.) e libertà d’iniziativa economica e garanzia dei livelli occupazionali.
In attesa che la Suprema Corte di Cassazione si pronunci e che la Corte d’Appello di Milano valuti l’istanza di sospensiva, il dibattito si sposta anche sul piano delle istituzioni politiche e territoriali, chiamate a delineare una governance sostenibile che possa garantire la bonifica del territorio tarantino senza provocare il collasso sociale ed economico del distretto industriale.











