Era poco più di un atto dovuto, e l’India non si è potuta tirare indietro. La procura indiana ha accettato il procedimento di arbitrato internazionale presentato dall’Italia per il caso dei due marò pugliesi, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre.
A quest’ultimo, peraltro, la massima corte ha prolungato di sei mesi il permesso di rimanere in Italia per motivi di salute. Il sottufficiale del battaglione San Marco era stato trasferito nel nostro Paese nel settembre del 2014 per curarsi dopo essere stato colpito da un’ischemia transitoria. Girone, invece, è invece rimasto a New Delhi. Grazie alle richieste di arbitrato internazionale (l’Italia ne ha presentate due), il 26 agosto si terrà un’udienza nella quale il governo indiano presenterà ai giudici il rapporto ufficiale sulla vicenda.
I due marò della Marina militare italiana furono arrestati il 15 febbraio del 2012 con l’accusa di aver ucciso altrettanti pescatori indiani. I nostri militari, però, si sono sempre professati innocenti. Dopo anni di impasse e rinvii di udienze, sembra che questa volta qualcosa si muova, anche se è presto per fare pronostici.
L’accettazione dell’arbitrato da parte della Corte suprema, infatti, era un atto quasi dovuto in quanto l’Italia ha chiesto il giudizio nell’ambito della Convenzione Onu sul diritto del mare (Unclos), di cui anche New Delhi è firmataria. Nell’articolo 287 del documento (riferito al meccanismo di risoluzione delle dispute all’interno della Convenzione), si legge che se una parte in causa chiede l’arbitrato, l’altra deve concederlo.
“Sulla difficile vicenda dei nostri fucilieri di Marina, negativamente condizionata dagli errori fatti a suo tempo dal governo Monti, si stanno facendo dei passi significativi che sono il frutto di un lavoro difficile fatto sia dal governo Letta che da questo governo”. Lo ha dichiarato Fabrizio Cicchitto (Ncd), presidente della commissione Esteri della Camera.











