Su 167mila biglietti da 500 € ritirati, ovvero un giro di 83 milioni di euro, sono state consegnate in Banca d’Italia 19,3 milioni di banconote di questo taglio. La deduzione del presidente Ignazio Visco è la seguente: “Il resto del Mondo le richiede, ma gli italiani non la vogliono più questa banconota di grosso taglio, assieme a quella da 200 euro, anche la 100 euro si sta riducendo.”
Ma davvero è una questione di usi e costumi? Non sarà mica per la fortissima stretta sui controlli delle banconote di grosso taglio che gli italiani le hanno abbandonate? Oggi per le norme contro il riciclaggio, se portate un set da 10 banconote viola in banca vi chiederanno da chi vi siano state consegnate, come ve le siate procurate e scatta una segnalazione.
In un Paese sfinito dalla crisi con il terrore di incappare in un qualsivoglia tipo di controllo da parte della Agenzie delle Entrate, la corsa a liberarsi dei pezzi indigesti e la concomitante riottosità ad accettarle, ha forzato l’abbandono del contante di grossa taglia.
E non è nemmeno tanto velata l’intenzione internazionale di spingere per la dematerializzazione totale della carta moneta (unico grande costo bancario, dalla filosofia del signoraggio bancario) ed il controllo elettronico di ogni tipo di transazione.
Ha il sapore della dittatura finanziaria quella in cui un GPS nel vostro portafogli monitorerà ogni tipologia di gusto, consumo, spesa, orientamento, posti frequentati e luoghi. Esiste libertà senza privacy e discrezione? Inoltre è giusto che un soggetto, una volta guadagnato onestamente un salario, non sia libero di spenderlo nel modo e nella forma che più lo aggradi? E dove vanno a finire i 120 miliardi di sommerso che ci sono in Italia?
Da nessuna parte, questo il punto. Il “nero” quando emerge, non si trasforma in attività regolamentata ma diviene diseconomia. Deprimendo ancora di più i redditi, i consumi, l’occupazione e le imprese.
Una soluzione concreta potrebbe essere il conflitto d’interessi fiscale positivo per il contribuente. Lo Stato deve mettere in atto una forte decontribuzione erariale con il concomitante potenziamento delle pene per evasione ed elusione. In sostanza uno shock, che renda conveniente pagare le tasse, improduttivo non farlo, e che attiri nuovi investimenti o passate delocalizzazioni (in modo da compensare il minor gettito dovuto dalla riduzione delle aliquote).
Il treno italiano è ricco di energie, risorse, potenzialità inespresse o mal riposte. Rimettere in carreggiata la locomotiva della crescita non solo è possibile, ma necessario.
twitter @andrewlorusso













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