Certamente gli utenti più smaliziati in termini di privacy hanno avuto parecchio da ridire con l’avvento di Windows 10 nel mondo dei sistemi operativi.
Una nuova clausola nella licenza dei servizi Microsoft suggerisce che Microsoft può bloccare arbitrariamente e senza avviso alcuno software e hardware “di dubbia provenienza“.
In molti sono saltati a questa conclusione leggendo al paragrafo 7b “A volte saranno necessari aggiornamenti del software per continuare a usare i servizi. Potremmo controllare automaticamente la vostra versione del software e scaricare aggiornamenti o modifiche alla configurazione, comprese quelle che impediscono di accedere ai servizi, avviare giochi contraffatti o usare periferiche hardware non autorizzate.” della licenza servizi di Microsoft, pertanto l’applicazione di questa nuova disposizione di licenza che pare una replica di quanto già accade su Xbox One, dovrebbe applicarsi solo ai giochi Microsoft Store, e trova giustificazione nella possibilità di fare streaming dei giochi stessi dalla console al PC.
Il sistema invia direttamente a Microsoft le impostazioni di default, attiva la condivisione delle password delle reti WIFI ed inoltre forza l’aggiornamento automatico del sistema oltre a bloccare i contenuti videoludici contraffatti nonché l’utilizzo di periferiche non espressamente autorizzate.
Ad aggravare ulteriormente la situazione arriva direttamente da Microsoft la conferma secondo cui Windows 10 non potrà eseguire alcuni vecchi giochi a causa dei DRM oggi considerati veri e propri rootkit, sistemi cioè, che potenzialmente consentono l’accesso al PC a insaputa dell’utente.
Non è chiaro se tali controlli verranno estesi anche ai software estranei all’ambiente videogame ma vi è parecchia incredulità circa l’applicabilità minuziosa di tale soluzione a causa di un “universo” più vasto rispetto a quello delle console.











