Quello della Xylella è un problema, com’è ben noto, che da un anno circa ha portato numerosi problemi nell’agricoltura pugliese. Non da ultimo il blocco delle importazioni disposto da numerosi paesi dell’Unione Europea per una serie di prodotti agricoli, semi e piante prodotte in Italia (ed in Puglia in maniera particolare) che ha portato il settore del vivaismo in un periodo di forte difficoltà economica, proprio nel bel mezzo di una delle più importanti crisi globali.
Per accertare, nel caso, profili di responsabilità e valutare eventuali cause in sede civile e penale, l’unione dei vivaisti italiani (CIVI-Italia) ha dato mandato allo studio Trevisan & Cuonzo per uno studio sui profili di responsabilità derivanti dalla diffusione in Puglia del batterio della Xylella .
Il settore vivaistico nazionale interessa 4.350 aziende, che operano su 27 mila ettari, impiegando annualmente 114 mila addetti e sviluppando un valore della produzione di 1,74 miliardi di euro, di cui il 40% destinato all’export.
Come è noto, la Xylella è il batterio da quarantena che ha attaccato gli ulivi secolari salentini portando (in concomitanza con altri fattori) al loro rapido disseccamento. Il batterio della Xylella può diffondersi anche su altre specie vegetali ed è percepito come un flagello biblico che ha portato al blocco delle importazioni dall’Italia imposto da diversi Stati membri.
La situazione danneggia enormemente i vivaisti italiani che hanno conferito al team di Trevisan & Cuonzo guidato dal partner Vincenzo Acquafredda (nella foto), responsabile degli uffici di Bari dello studio legale, l’incarico di individuare i profili di responsabilità anche di soggetti pubblici, per poi avviare azioni mirate per la migliore tutela dell’intero comparto.
“La vicenda è estremamente complessa – spiega l’avvocato Vincenzo Acquafredda- anche per gli interessi in gioco e per questo i vivaisti italiani vogliono vederci chiaro mostrandosi molto risoluti a far valere le proprie ragioni e non volendo in alcun modo essere gli unici a dover pagare in questa vicenda”
Avvocato Acquafredda, voi parlate di responsabilità per la diffusione in Puglia del batterio e state elaborando uno studio in tal senso. Come stanno le cose?
“E’ esatto parlare in questi termini. E’ attualmente in corso una linea di indagine nel merito. E’ questo il nostro approccio, nel senso che su input del nostro cliente, la Civi Italia, stiamo valutando uno studio giuridico alla luce dei pregiudizi e dei danni economici che i vivaisti italiani hanno subito in virtù dei blocchi all’esportazione di molti Stati membri dell’Unione Europea, imposti soprattutto dopo il clan clamore dell’emergenza Xylella. I responsabili di Civi Italia – spiega l’avvocato – si sono interrogati sul da farsi e stiamo cercando di capire se ci sono e, nel caso, a chi deve essere attribuita la responsabilità della diffusione del batterio”.
Si è capito, in tal senso, qualcosa di pià preciso?
“Il batterio come tutti sanno è arrivato in Italia e in Puglia veicolato da qualche altra varietà vegetale, attivata da noi probabilmente da altri Paesi. Attualmente non ci stiamo ponendo il problema su quali siano state queste vie di ingresso. Sta di fatto che il batterio è arrivato veicolato. Se è vero, come è vero, che esistono dei sistemi di controllo fitosanitario sulle piante a livello regionale e nazionale, questo può voler dire, sostanzialmente, che qualcuno preposto a fare i dovuti controlli o non ha controllato o ha controllato male”.
In che senso?
“Mi riferisco ai controlli fitosanitari disposti dalla legge. In Italia si deve controllare la salubrità delle piante in ingresso, si deve accertare che non entrino batteri come la xylella o altri batteri da quarantena che hanno un effetto dirompente sulla nostra agricoltura”.
E cosa intendete fare?
“Attualmente stiamo finalizzando questo studio e questa indagine. Una volta ottenuti i risultati valuteremo come e in che termini aprire azioni per accertare le responsabilità”.
Xylella: per quanto se ne sa sono gli ulivi ad essere stati particolarmente danneggiati ma non solo. Quanto è stimato il danno, se vi sono stime, per il comparto vivaistico?
“In realtà non ci sono ancora delle stime precise. Vede, la situazione è parecchio complicata perchè è molto grande. Nel corso di questi ultimi mesi sono stati diversi i blocchi frapposti, per decine e decine di varietà. Sicuramente ci saranno difficoltà nella quantificazione del danno, ma sicuramente è considerevole. Le difficoltà, come dicevo, dipendono essenzialmente dalla complessità del problema e del pregiudizio. Per poter avere una stima complessiva occorrerà, vivaista per vivaista, capire esattamente quale sia stato il suo vulnus, e quindi sommare tutti i danni ricevuti da tutti gli operatori della filiera. Capisce che è un lavoro complesso”,
Parliamo del blocco delle importazioni, Francia ed Unione Europea, il problema è complesso come ha spiegato lei. Come si può agire per tutelare le nostre produzioni?
“Possono essere impegni conseguenziali, questo sicuramente. Noi, per quel che ci compete, riteniamo che siano presenti delle responsabilità nel sistema dei controllo. Questo non può che voler dire che il sistema va rafforzato. Negli ultimi tempi pare che il Ministero si sia svegliato, con una serie di provvedimenti che tendono a rafforzare i controlli e implementare il numero degli uomini in campo destinati all’attività di controllo e profilassi. Ma siamo alle solite: si cura dopo che il patatrac c’è stato. Evidentemente non amiamo prevenire prima che curare. Siamo intervenuti, anzi, stiamo intervenendo, ben dopo che è scoppiato il caso Xylella, in ritardo ed in piena percezione dell’effetto dirompente ed invasivo del problema. Capisce bene che questo fatto rappresenta una vera e propria peste per il settore agricolo”.
Dunque il problema è nella profilassi?
“E’ sicuramente un settore scoperto e con diversi punti di criticità. Peraltro sono convinto che ci sia stato anche un errore da parte della Commissione Europea. Non doveva imporre le eradicazioni, una soluzione troppo invasiva rispetto a quello che è il problema per come è stato affrontato dal punto di vista scientifico. La Xylella, infatti, è una concausa del disseccamento rapido delle piante, come hanno più volte ribadito i tecnici, e peraltro è quanto è emerso nel corso di cause ancora in corso. Per cui c’è stata una azione a livello europeo molto probabilmente che è andato ben oltre il principio di precauzione, che come si sa è uno dei cardini del diritto comunitario”.
Avvocato un’ultima domanda. In questi giorni si sta realizzando la legge regionale sulla destinazione d’uso dei terreni colpiti da eradicazione. Ritiene che anche in questo ambito possano emergere profili di responsabilità?
“E’ troppo presto per dirlo. Innanzitutto perchè la legge regionale ancora non c’è in materia. Certo, è un aspetto che stiamo valutando. Ma trattandosi di una emergenza, è chiaro che le situazioni si stanno evolvendo, anche ora dopo ora, a tutti i livelli. Il nostro compito è monitorare tutto e, nel caso, agire di conseguenza”.











