“I casi di Xylella non si sono mai fermati, Xylella continua comunque sempre ad avanzare, non si è mai interrotta e purtroppo non si interromperà mai perché è una malattia che ha delle caratteristiche epidemiologhe estremamente efficienti e quindi è un problema con cui dovremo convivere purtroppo per sempre, viste le proporzioni che ha raggiunto è impossibile eradicarla dalla Puglia”.
Così Michele Di Giaro, ricercatore del CIHEAM The International Centre for Advanced Mediterranean Agronomic Studies, ospite questa mattina ad Effetto giorno su Radio 24 in merito alla Xylella.
“Ormai l’area interessata – ha sottolineato il ricercatore – è molto molto vasta per cui pensare a una eradicazione è impossibile, si dovrà cercare in qualche modo di convivere, diciamo che c’è da sperare che si ritrovi qualche rimedio anche esterno però al momento una linea che sembra interessante è quella della resistenza genetica cioè ci sono alcune varietà che mostrano di essere molto tolleranti e in qualche modo anche resistenti alla malattia per cui ci auguriamo di trovare molte più linee resistenti e di avere modo di offrire anche un parco varietà il più ampio possibile che sia in grado comunque di convivere con la malattia”.
In merito agli abbattimenti prosegue ancora: “Quando si prendono queste decisioni è molto importante che seguano altre misure. Intanto laddove si trovano le piante infette, queste devono essere comunque estirpate, su questo non ci piove. Se le piante monumentali vicino a quelle infette risultano invece ancora tra virgolette sane, dico tra virgolette perché in realtà i tempi di incubazione della malattia sono più o meno lunghi per cui il metodo di diagnosi che viene utilizzato per rivelare la presenza della malattia non sempre è efficace, perché se la quantità di batterio nella pianta è ancora limitata il metodo di diagnosi può non essere in grado di rivelarlo. Per cui il fatto che alla diagnosi risulti ancora sana non significa che la pianta sia sana”.
“Allora in quei casi – sottolinea – se si vuole evitare l’abbattimento delle piante vicine, occorrerebbe innanzi tutto tenere sotto costante osservazione quelle piante, il che significa monitorarle in maniera molto frequente e d’altra parte assicurarne l’isolamento, con uso di reti anti insetto e altre coperture accompagnata anche da una potatura abbastanza drastica della pianta per evitare che ci siano giovani germogli su cui l’insetto può alimentarsi e quindi acquisire il batterio per trasmetterlo ad altre piante. E’ diventata una questione politica. Abbattere ha senso perché dobbiamo innanzi tutto rallentare il più possibile l’avanzata della diffusione di questa malattia perché per ora l’area interessata è soltanto la parte meridionale della Puglia, se la lasciassimo andare così liberamente avremmo subito l’invasione degli oliveti di tutta la Puglia ma non solo della Puglia, di tutto il Mediterraneo perché non ci metterebbe molto ad espandersi, per cui dobbiamo innanzi tutto contenerla”.











