Liberi di esprimere le proprie idee: sempre. Liberi di impedire agli altri di esprimere le proprie: mai. La democrazia moderna, in fondo, dovrebbe essere tutta qui. Eppure a volte si trascende e si superano i limiti della decenza. L’altra sera, in una parrocchia di Bari, alcuni attivisti di Zona Franka (e non solo, come riportato da numerosi organi di stampa) hanno impedito lo svolgersi di un dibattito sui valori della famiglia e sulle tesi gender che, a diverse tinte e con molte sfumature, risiedono anche nella scelta della Regione Puglia di aderire alla rete nazionale Re.A.Dy. contro ogni discriminazione.
Eppure proprio i paladini dell’antidiscriminazione hanno impedito, con la forza, che persone che la pensano diversamente possano esprimere la propria opinione e supportare le proprie tesi. E non è forse anche questa una discriminazione, della più becera delle specie?
Andiamo ai fatti: nella Parrocchia Santa Croce di Bari era in corso una conferenza sulla famiglia e sul gender con la presenza di Gianfranco Amato (fondatore dell’associazione Giuristi per la Vita) ed Alfredo Mantovano, magistrato ed ex parlamentare.
Spintoni, parolacce, si arriva in breve alle alle mani. Deve intervenire il servizio d’ordine e la polizia, e qualche agente resta lievemente ferito nella colluttazione che ne deriva.
“Ci hanno aggrediti, con insulti sessisti rivolti alle ragazze – denunciano i militanti di Zona Franka – due di noi hanno ricevuto un pugno e schiaffi”. “Hanno terrorizzato i bambini – rispondono alcuni partecipanti all’incontro – il loro intento, in ogni città, è spaventarci: ma noi non ci fermiamo, ci siamo finalmente svegliati e abbiamo capito quale disegno c’è dietro, contro la famiglia”.
Sull’argomento è intervenuto, con una nota, il capogruppo di Forza Italia alla Regione Puglia Andrea Caroppo. ” Irruzione, urla, insulti, spintoni da parte di militanti delle associazioni lgbt sono costati non solo il terrore dei presenti – soprattutto dei bambini – ma anche il ferimento di un agente di polizia. Agli organizzatori, ai relatori e a tutti i presenti va la mia solidarietà”.
“Ma di ancor più inaudita gravità è il silenzio complice di tutti coloro che, solo due giorni, fa – sostenendo l’adesione della Regione alla rete lgbt Re.a.dy che punta alla diffusione del gender nelle scuole – professavano “il verbo” del rispetto e della tolleranza: dove sono oggi Michele Emiliano e tutti gli altri miei colleghi paladini della lotta alle discriminazioni? Non sono forse anche quelle di ieri sera violenze e discriminazioni? Di queste la Regione non si occupa? Presidente Emiliano, per combattere questa intolleranza e queste violenze non intende aderire ad alcuna rete?”,
“Gli educati signori che – conclude Caroppo – si sono resi protagonisti delle violenze sono esattamente quelli che Emiliano, la sua giunta e molti miei colleghi vorrebbero andassero nelle scuole a insegnare ai nostri figli quello che definiscono rispetto e tolleranza ma altro non è se non un’ideologia violenta; ed il fatto che non avvertano nemmeno il bisogno di censurarne le violenze ne è ulteriore conferma”.
Intervento anche dell’assessore al Welfare del Comune di Bari, Francesca Bottalico. “I fatti accaduti sono molto gravi perché denotano l’incapacità di portare avanti un confronto democratico e non violento su temi delicati e sensibili come l’orientamento sessuale, le unioni civili, la parità di genere, l’educazione all’affettività. Esprimere un’opinione differente rispetto a un concetto, a una teoria, a un pensiero, non giustifica in alcun modo episodi di violenza e intolleranza. È necessario, invece, continuare a rappresentare la dignità di tutti e di tutte e lavorare affinché l’omofobia possa essere espulsa dai luoghi dove si formano i nostri ragazzi partendo proprio dalle scuole, dai centri educativi, dai luoghi di aggregazione. Riflettere sulla parità dei diritti e sulla libera scelta aiuta a sconfiggere paure e pregiudizi e a prevenire manifestazioni di violenza contro le donne, le persone omosessuali e ciò che si considera diverso”.
Giusto assessore. Ma chi dovrebbe insegnare ai nostri figli la tolleranza e l’educazione?
Forse bisognerebbe capire, una buona volta, che rispetto e tolleranza sono innanzitutto uno stato dell’anima e dell’educazione personale di ognuno di noi. Che con le tendenze sessuali e religiose non hanno proprio nulla a che fare. Ma questo bisognerebbe farlo capire a troppe persone, nella nostra regione. Vero Presidente?











