La Jazz Studio Orchestra ha celebrato i cento anni della nascita di Bernstein

0
Jazz Studio Orchestra

Se fosse vivo Leonard Bernstein quest’anno avrebbe compiuto cento anni. Paolo Lepore ne ha tenuto conto e ha voluto celebrarne la memoria in un concerto con le musiche di West Side Story, opera quanto mai rappresentativa dell’attività artistica del compositore e direttore americano.

“West Side Story” è un’opera musicale scritta da Arthur Laurents nel 1957, ispirata direttamente dalla vicenda shakespeariana di “Romeo e Giulietta” e ambientata nell’ Upper West Side di Manhattan. Portata subito sui palcoscenici di Broadway fu un successo così strepitoso che nel 1961 diventò un film diretto da Robert Wise, con Natalie Wood nel ruolo della protagonista. Il film vinse 10 Oscar, 3 Golden Globe e il Grammy Award per la colonna sonora.

Bernstein fu colpito da “West Sude Story”, convinto com’era che il jazz avrebbe portato una nuova forma di espressione che consentisse al teatro musicale di distinguersi dal melodramma. Così Lenny, come lo chiamavano i suoi fans, ne riscrisse le partiture, creando quel ponte fra musica “classica” e musica “popolare”, tradizione e modernità, in un progetto che gli stava particolarmente a cuore. La scelta del maestro Lepore è caduta su questo musical, perché è una delle opere più significative curate da Bernstein, che ne incise anche un disco diventato pietra miliare della musica.

La Jazz Studio Orchestra ha eseguito quasi per intero le composizioni dell’opera, a cominciare dal “Prologue” e compreso quel “Mambo” che chiama il pubblico a fare da coro. Le musiche non sono solo quelle famose che hanno affascinato milioni di ascoltatori e che sono diventate dei classici evergreen. Ci sono anche quelle soluzioni ardite e innovative per l’epoca: tempi assolutamente fuori da ogni norma ritmica che prendevano le mosse dalla musica sinfonica, alla maniera già suggerita da Igor Stravinkji.

Sul palco sotto la direzione di Paolo Lepore, uno dei primi musicisti che hanno cominciato a parlare il linguaggio del jazz a Bari, tanti giovani e gli esperti “anziani” Gino Palmisano al pianoforte elettrico, Pasquale Gadaleta al contrabbasso, Mimmo Campanale alla batteria, Nino Bisceglie al trombone, Grazia Di Giorgio al sax tenore. In supporto per l’occasione il quartetto d’archi Gershwin diretto da Fabrizio Signorile. E poi quattro formidabili cantanti che, ascoltati domenica, dopo la serata finale del Festival di Sanremo, danno l’esatta dimensione di quanta falsità regna nei canali ufficiali della comunicazione di massa.

Nello specifico Maria Grazia Trentadue laureata al nostro Conservatorio, ha studiato alla corte di Gianna Montecalvo, si occupa molto di musical ma anche di pop, jazz, soul e teatro, e ha recitato anche in film e fiction tv; Lorella Falcone proviene anche lei dal Conservatorio e insegna canto all’Accademia della Musica; Gaia Gentile, 26 anni, voce da mezzosoprano, è un autentico talento: continua a studiare canto ma è già stata con Paolo Belli a “Ballando con le stelle” lo scorso anno. Segnatevi questo nome perché sentiremo molto parlare di lei. E arriviamo a Fabio Lepore, ultimo per cavalleria come uomo, cantante noto in molti paesi del mondo, ma a torto trascurato in patria dove merita di figurare a pieno titolo nelle eccellenze. Fondatore del gruppo “Mezzotono”, che canta a cappella, è molto richiesto in Russia, Giappone e Sud America.

Si può immaginare cosa sia stato il concerto, quando sono state eseguite “Maria”, “Tonight”, “America” e “Somewhere”, colonna sonora nella colonna sonora del musical. E poi via con i duetti, i trii e i quartetti vocali, in un crescendo di entusiasmo e ammirazione. Alla fine il maestro Lepore ha ricordato che quest’anno la JSO, sua creatura, compie 40 anni: per il momento ha annunciato un libro, soprattutto fotografico che uscirà ad aprile con le foto di tutti i grandi artisti che hanno suonato con l’Orchestra.

Nessun commento

Commenta l'articolo