Escluso dal Partito Democratico, come prevede lo statuto. Questo il destino di Guglielmo Minervini, a poche ore dall’apertura del tesseramento 2015 del PD. L’assessore paga la scelta di candidarsi nel movimento Noi a sinistra della Puglia alle prossime regionali. L’ultimo comma dell’articolo 2 dello statuto del PD parla chiaro: “Gli iscritti che, al termine delle procedure per la selezione delle candidature, si sono candidati in liste alternative al PD, o comunque non autorizzate dal PD, sono esclusi e non più registrabili, per l’anno in corso e per quello successivo, nell’Anagrafe degli iscritti”.
Dura la risposta di Minervini, affidata ad un lungo post su Facebook. Secondo l’assessore uscente, “il tempo sarà galantuomo”. Quasi posto di fronte alla fine di un rapporto di odio-amore con il partito, Minervini elenca tutti quei momenti in cui il Partito Democratico “non gli è piaciuto”. Fra questi, il mancato “utilizzo delle intercettazioni del senatore Azzollini, che ha impedito alla magistratura di poter indagare serenamente sullo scandalo del porto di Molfetta”, gli “accordi trasversali indicibili alle provinciali dello scorso autunno” e il silenzio sulla questione Gioia del Colle, “anche quando ormai erano rimaste solo le macerie”.
Resta l’amarezza per quanto di buono, invece, Minervini dovrà lasciare. Le “tante facce belle, pulite, giovani e meno giovani, diversi amministratori, ogni giorno in trincea, ciascuno dal proprio presidio, per rendere la nostra Puglia sempre migliore”.











