L’obiettivo era quello di riscattarsi, dimostrare a tutti che la disfatta di Empoli è stata solo un incidente di percorso. Invece il Bari non fa passi avanti e contro il Venezia cala di nuovo il buio pesto. Sogliano in settimana aveva accusato tifosi e giornalisti di esercitare troppa pressione sulla squadra e Grosso aveva sottolineato come Bari fosse una piazza che pretende gioco e risultati. Ma da qualche turno a questa parte i biancorossi in campo non offrono il minimo sindacale per una serie B che ormai è davvero ben poca cosa.

Il Venezia segna tre gol in quindici minuti dopo un inizio ad alti ritmi da entrambe le parti. Il Bari tenta la carta dell’aggressività, senza però mai impensierire la difesa veneta, così come il Venezia. Solo che si capisce fin da subito che i lagunari possono colpire da un momento all’altro. Così al 22′ Stulac prova, e trova, il gran gol dalla distanza. Il Bari non reagisce e dopo dieci minuti Litteri viene dimenticato in area dove può girare in porta un cross di Falzerano. Dopo cinque minuti ancora Litteri, ancora lasciato libero di colpire in area realizza il terzo gol del Venezia.

Cala allora il sipario sul Bari che nel secondo tempo tenta l’assalto. Il gol di Sabelli (gran tiro dai 20 metri) riaccende un lumicino che era ormai spento. L’espulsione di Litteri sembra poter portare ad un’altra partita. E invece no. Vero è che il Bari colpisce un palo (in realtà un autopalo di Modolo) ma oltre questo non fa più nulla. Galano e compagni (difficile trovare qualcuno che meriti la sufficienza) attaccano ma riescono a muoversi solo orizzontalmente o con cross dalla trequarti. Insomma, tutto quello che fa felice una squadra che sta vincendo con due gol di scarto, in dieci, chiusa in difesa. La partita termina senza altre emozioni e sul Bari piovono i fischi dei 700 tifosi biancorossi al seguito.

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