“Ci sarà un’anticipazione dell’acquisto di Ilva rispetto alla data fissata del 2023”. Questa la notizia confermata dalla voce dei commissari Ilva in Amministrazione Straordinaria auditi ieri dalla commissione ambiente della Camera dei Deputati.
Resta da capire, al momento, chi sarà l’acquirente finale, visto che l’affare con ArcelorMittal sembra arenato. E sono ancora i commissari a parlare: “Abbiamo scritto un nuovo piano ambientale che possa prevedere anche la non presenza di ArcelorMittal in Ilva”. E “stiamo verificando la disponibilità di Ami conferire il contratto a una nuova società”.
Dunque c’è un Piano B ben presente nelle menti di Commissari (e Governo). “Ci sarebbe la disponibilità dello Stato per entrare nella compagine di AmInvestco a fronte della disponibilità di questa ad accettare nuove tecnologie green insieme al mantenimento dell’occupazione”. Hanno detto i Commissari. “La transizione dovrà mantenere la sua validità industriale, contemperando le esigenze di tutela della salute delle persone e dei lavoratori, nel rispetto delle regole e delle leggi e in una logica che possa essere considerata un modello a livello europeo.
Ma, in sostanza, di cosa tratta il piano economico progettato dai commissari?
C’è una sostanziale riduzione di tutti gli aspetti emissivi e si immagina anche una sostenibilità economica positiva. Per la produzione l’obiettivo è tendere sino a 8 milioni di tonnellate. Che consentirebbe la sostenibilità economica e la piena occupazione. La negoziazione con ArcelorMittal è in corso, ma l’esito incerto. Sicuramente non potrà esserci un altro rinvio al Tribunale di Milano, quindi o si raggiunge una intesa entro la fine del mese, oppure si prosegue la causa.
L’accordo tra l’ex Ilva e ArcelorMittal deve essere raggiunto entro il 28 febbraio, prima quindi dell’udienza già fissata per il prossimo 6 marzo presso il Tribunale di Milano.
“Da quando abbiamo assunto l’incarico – proseguono i commissari – si sono avute manifestazioni di difficoltà di questa gestione dovuta alla crisi del mercato dell’acciaio, al tragico incidente della scorsa estate che ha impedito l’uso dello sporgente portuale, e al rapporto non facile con l’affittuario. “Per lo smaltimento dei fanghi – ha spiegato il commissario Lupo – abbiamo allestito un apparato che ci consente di utilizzare 65 lavoratori in cassa integrazione. Dove invece troviamo ostacoli è per la gravina Lecauspide, pari a 50 ettari, poiché da maggio 2019 Arpa Puglia non ci risponde”. Eppure, ha affermato il commisario, “con Arpa Puglia abbiamo superato i problemi delle collinette ecologiche. Qui abbiamo messo in campo tutti insieme delle attività che ci hanno consentito di applicare le misure di precauzione che hanno poi consentito la riapertura delle scuole vicine”.
Decarbonizzazione possibile?
Rispondendo alle domande dei parlamentari pugliesi presenti, i commissari Ex-Ilva hanno sottolineato come il passaggio verso il superamento del carbone utilizzato nell’impianto siderurgico tarantino è possibile, ma sarà comunque parziale. Vi è, infatti, lo scoglio che i forni elettrici non eliminano presenza di carbonio, oltre a quello degli altoforni che restano, che la copertura dei parchi minerari garantisce rispetto ambientale a 8 milioni di tonnellate di produzione, che fino ad oggi per il piano ambientale Ami ha gia investito oltre i 200 milioni di euro sui 700 programmati. “Registro l’assenza di collaborazione da parte di Arcelor Mittal, il quale contestualmente si è permesso di minacciare lo Stato italiano, nonostante gli evidenti problemi sul fronte della sicurezza dei lavoratori, la manutenzione degli impianti e la tutela dell’ambiente”. Ha dichiarato il parlamentare Vianello (M5S).
Sulla questione della impropriamente detta ‘decarbonizzazione’ poi, ho personalmente esposto i miei dubbi: oltre alla sostenibilità ambientale mi chiedo chi metterà i soldi per gli interventi attualmente oggetto di trattativa tra Governo e Mittal”, incalza Vianello che aggiunge: “A maggior ragione perché manca ancora oggi una Valutazione del Danno Sanitario in senso preventivo, e inoltre l’area a caldo continua a produrre in forza di un Salva Ilva nonostante sia sotto sequestro”.
“La decarbonizzazione è l’elemento centrale dei documenti sui mutamenti climatici europei, è il centro del trattato di Parigi, è il mantra anche sul quale si sta sviluppando la trattativa tra il governo e ArcelorMittal” è il commento del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano.
GIOVANNI VIANELLO E LE CRITICHE AD EMILIANO
Proprio contro Emiliano ed il suo intervento in Commissione, poi, si è scagliato il parlamentare pentastellato Giovanni Vianello: “Il Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, ha detto tutto e il contrario di tutto sull’Ilva, mentre si è dimostrato reticente su sanità e rifiuti che invece sono materie di sua competenza e che oggettivamente mostrano a Taranto uno scenario disastroso. Ho chiesto a Emiliano se non ritenesse opportuno ritornare al sistema di gestione dei 6 ATO provinciali invece di uno regionale, proprio per evitare che continuino a esserci province maggiormente tartassate dallo smaltimento rifiuti rispetto ad altre, tipo Taranto che tra tutte è la discarica regionale per eccellenza”. Inizia così l’intervento del deputato tarantino al termine dell’audizione del governatore pugliese Emiliano in commissioni congiunte Ambiente e Attività produttive della Camera.
“Inoltre, – aggiunge Vianello – ho nuovamente sottoposto la questione del reparto di oncoematologia pediatrica del SS. Annunziata, in piedi grazie ai fondi privati provenienti dai cittadini che si sono auto tassati anche grazie alla promozione delle magliette portata avanti dalla straordinaria Nadia Toffa, e che purtroppo non è affiancato da un reparto di chirurgia pediatrica. Insomma, su Taranto ho riscontrato un significativo silenzio,- precisa il deputato tarantino – che in realtà cela tutte le pecche dell’Amministrazione Emiliano, non ultima quella da me rilevata tramite una interpellanza urgente sui 70 milioni di euro ancora non spesi per l’ammodernamento e il potenziamento dell’offerta sanitaria tarantina, su cui la Regione ha chiesto una proroga. Sul caso Ilva, invece, tante parole piene di contraddizioni e passi indietro: – conclude Vianello – Emiliano non è riuscito a portare dalla Puglia il coraggio necessario per far rinascere il territorio”.











