Secondo un sondaggio pubblicato il 17 febbraio su “Il Giornale”, Italia Viva oggi rappresenta il 4,3% dei consensi. La formazione dell’ex Premier toscano non è mai decollata e sta cercando – sfruttando le abilità oratorie del suo Presidente – di conquistarsi un ruolo sullo scenario.
Cosa non facile; Matteo Renzi dopo il Referendum Costituzionale ed il “lascio la politica” mai attuato, è collassato su sé stesso dando spolvero ai dettami latini: Sic transit gloria mundi. In Italia però mai dire mai, nelle percentuali di riciclo (non dei rifiuti, ahinoi) siamo imbattibili in Europa.
Accade quindi che con le opposizioni sonnecchianti (sul tema), l’unico a fare la voce grossa su un istituto giuridico fondamentale per il garantismo e per l’esercizio in equilibrio della Giustizia, sia proprio Matteo Renzi. Se l’obbrobrio del Ministro Bonafede sulla prescrizione dovesse attenuarsi o, ringraziando Iddio, estinguersi, lo dovremo proprio a lui.
Il problema però è nei numeri e nel vizio italico di storcere il naso sulle battaglie degli avversari: “Perché dare una mano al rullo di tamburi di Italia Viva?”. Che si tratti di migranti, di pensioni, di fisco, le forze parlamentari difficilmente convergono (almeno, non alzando troppo la voce) sulle questioni di principio issate da altri.
Succede ordunque che se i “porti chiusi” fanno presa sulle coscienze e la Lega arriva al 34%, allora nasce un decreto sicurezza. Se invece il tema è masticato da una forza minoritaria, come Iv sulla prescrizione, è molto più difficile partoriscano una norma ad hoc adita a spegnere l’emergenza giustizialista.
Si perché se c’è una metastasi molto aggressiva che tiene in agonia da oltre vent’anni l’Italia, questa si chiama proprio Giustizia. Dopo Mani Pulite la percezione di bontà della classe politica si è così svilita che nessuno si è mai più potuto avvicinare al tema senza essere considerato un figlio della casta, corrotto, colluso, ignobilmente espressosi su un tema tanto delicato come la superiorità-supremazia morale delle toghe.
Nessuno si indigna pubblicamente, si ha paura di un apparato molto forte che può giocare con la dignità, la libertà e la reputazione, delle persone. Meglio tenersi alla larga. Fughe di notizie dalle procure, veline di stampa, intercettazioni non inerenti ai processi, avvisi di garanzia in anteprima nelle edicole piuttosto che al domicilio dell’interessato, non fanno più audience, non fanno scandalo.
La vexata quaestio s’è consumata nel (uso un eufemismo) tinello di casa Berlusconi, che una simpatica canaglia l’è sempre stata, i soldi per gli avvocati li ha, e allora chi se ne importa. Come con lucidità analizzò qualche anno fa Marine Le Pen, è l’effetto Titanic: “Fin quando l’acqua sommerge le classi inferiori, in prima ballano. Prima o poi però la nave affonda, con tutti dentro.”
Molto acuta la campagna lanciata dall’Organismo Congressuale Forense, parlando di una 18enne qualunque neopatentata:
“Che farà Letizia da grande? Dal 1° Gennaio 2020 se Letizia tamponerà qualcuno e gli procurerà lesioni guaribili in più di 40 giorni, sarà indagata ed imputata per anni. Alla fine del processo di primo grado, dopo 4 o 5 anni, si interromperà la prescrizione per tutto il periodo che ci vorrà per esaurire gli altri due gradi di giudizio. Nel frattempo Letizia non potrà partecipare ad alcun concorso o presentarsi a colloqui di lavoro.” Il senso è tutto qui, si tocca la “carne (Italia) viva” di tutti noi.











