Fiom, Uilm e Fim: “Chiediamo di concordare fermate produttive ‘coperte’ innanzitutto con strumenti contrattuali o con eventuali ammortizzatori sociali”. Confindustria ha ottenuto ristoro dalle proprie pressioni verso l’Esecutivo quando era in fase di costruzione l’ultimo DPCM con le restrizioni ormai ben note alle attività produttive e commerciali.
La preoccupazione degli Industriali era quella di non essere tagliati fuori dalla filiera, con danni irreparabili alle posizioni acquisite ed alle commesse internazionali – già traballanti – data l’Italia come focolaio d’ogni infezione da coronavirus.
Gli stabilimenti FCA di Melfi, Cassino, Pomigliano e la joint venture Sevel hanno deciso lo stop per qualche giorno. Ma scioperi spontanei e “ribellioni” da parte dei lavoratori stanno affiorando ovunque. Alla Terni di Brescia, alla Fincantieri di Marghera con pure lo stabilimento di Ancona che ha proclamato 8 ore di astensione. Fim-Cisl e Usb prospettano dieci giorni di sciopero all’ex ILVA di Taranto.
Confindustria Lombardia ci va giù pesante: “Siete degli irresponsabili”, i metalmeccanici di Cgil, Cisl e Uil rispondono: “Da giorni stiamo provando a non bloccare le produzioni, cercando le soluzioni più adeguate, consapevoli dei costi umani ed economici, a partire dalla Lombardia e dalle altre aree più colpite, ma la gran parte delle aziende non sono ancora del tutto preparate a gestire questa emergenza. I lavoratori sono giustamente spaventati.” La richiesta delle OO.SS.? Fermi fino al 22 marzo o sciopero.
Così il Presidente Conte convoca in videoconferenza le parti sociali interessate. La situazione è escandescente, ed è giusto ricordare che esiste l’articolo 1460 del Codice civile, ovvero l’eccezione d’inadempimento:
“Nei contratti con prestazioni corrispettive, ciascuno dei contraenti può rifiutarsi di adempiere la sua obbligazione, se l’altro non adempie o non offre di adempiere contemporaneamente la propria, salvo che termini diversi per l’adempimento siano stati stabiliti dalle parti o risultino dalla natura del contratto.”
Insomma, se il datore di lavoro non permette il rispetto delle regole previste dai più recenti decreti e dispositivi d’incolumità sanitaria, si è autorizzati a lasciare inevasa la prestazione lavorativa chiamando la forza pubblica.
Tuttavia ci sono settori ove non è possibile abbandonare il proprio impegno, e gli industriali rilanciano: “Non possiamo dimenticare la produzione, perché il fatto di chiudere completamente le fabbriche vuol dire essere tagliati fuori completamente dal mondo. Ci sono delle aziende strategiche per questo Paese che non possono fermarsi, filiere complete come la farmaceutica e l’alimentare, che hanno bisogno dell’imballaggio, dei trasporti”.
Nel frattempo agli Acciai Speciali di Terni due giorni di sciopero, alla Toyota e la Bonfiglioli Riduttori di Bologna, stessa sorte alla Riparazioni Navali di Genova. Con Mtm, Ikk, Dierre, Trivium, in Piemonte. Invece Alfa Acciai ha chiuso, con Beretta Armi, Perazzi Armi, Ferriera Valsabbia, Aida, Atb, Io.Img, Bmc e Innse Cilindri. Avio, Alstom e Leonardo. La Cnh Industrial, tutti loro per il momento si fermano.
La lentezza del Governo nel gestire l’emergenza, la dubbia interpretazione dei vari decreti e dei vari dispositivi legislativi, la lunga lista dell’”Allegato 1” con una serie di attività consentite, non hanno certo aiutato nella chiarezza e nella tranquillità la forza lavoro. Resta il grande dubbio, quando la tempesta sarà finita e la calamità rientrata, come si riaffacceranno le nostre aziende ed il “Made in Italy” sul mercato? Lo sfregio alla nostra immagine ed alla percezione d’eccellenza, svanirà senza strascichi?












